Marcello Fois, dal Campiello a Bolzano. E quell’unico libro letto quest’estate

Quest’estate ho letto un solo libro: L’immensa distrazione di Marcello Fois. Una scelta fortunata, visto che il romanzo, pubblicato da Einaudi, ha vinto il Premio Campiello 2026.

La vittoria è arrivata per un soffio: 83 voti contro gli 80 di Alcide Pierantozzi con Lo sbilico. Tre voti appena hanno separato due romanzi molto diversi, entrambi accolti con grande interesse durante la tournée estiva dei cinque finalisti del Campiello.

Avevo incontrato entrambi gli autori a Jesolo, in una delle tappe di quel viaggio letterario attraverso l’Italia. Il vincitore non era ancora stato proclamato e il bello di quegli appuntamenti era ascoltare gli scrittori raccontare i propri libri prima che il verdetto della giuria concentrasse inevitabilmente l’attenzione su uno di loro.

Oggi ho ritrovato Marcello Fois a Bolzano, ospite del Teatro Cristallo per presentare L’immensa distrazione. Il romanzo attraversa la storia della famiglia Manfredini e, partendo dalla morte del protagonista Ettore, che ha novantacinque anni, ripercorre generazioni di relazioni, ambizioni, segreti e contraddizioni.

Ma l’incontro al Cristallo è andato ben oltre il libro.

È stata una conversazione vivace, a tratti molto di pancia, capace di toccare alcune questioni centrali del presente: il clima sociale che stiamo vivendo, il mondo della scuola e il ruolo che oggi possono, e forse devono, avere gli scrittori e le persone che lavorano con la creatività.

Mi è piaciuta soprattutto la capacità di passare dalla letteratura alla realtà senza perdere il filo, usando un romanzo come punto di partenza per ragionare su ciò che ci succede intorno.

Al termine della presentazione ho intervistato Fois. Ne è nata una conversazione che mi ha fatto molto piacere realizzare e nella quale spero di aver catturato almeno una parte dell’energia dell’incontro.

Una prima versione dell’intervista andrà in onda venerdì alle 13 e domenica alle 9 su Radio Dolomiti, prima di finire sull’archivio della trasmissione.

Mi porto a casa il piacere di aver ritrovato un autore che, attraverso il suo romanzo, mi aveva già accompagnato durante l’estate. E la conferma che un incontro capace di mettere in dialogo un libro e il mondo che lo circonda può lasciare molto più di un semplice ricordo.

P.S. La foto è di Paolo Marcadent (grazie)

“L’orsa che mangiava le ciliegie”: quando la natura torna a farsi spazio

Ci sono interviste che nascono da una notizia, altre da una curiosità. Questa nasce da un’immagine: un’orsa che sale su un ciliegio con i suoi cuccioli. Una scena quasi fiabesca, eppure reale, che Mauro Balboni ha scelto come porta d’ingresso per raccontare una questione molto concreta: il ritorno della natura nei territori europei, anche qui, tra Trentino-Alto Adige, boschi, montagne e comunità abitate.

Ho intervistato Balboni per parlare del suo nuovo libro, L’orsa che mangiava le ciliegie. La natura ritorna, pubblicato da Scienza Express. Nato a Bolzano, agronomo di formazione e osservatore attento delle trasformazioni del paesaggio, Balboni propone uno sguardo non ingenuo: la natura che ritorna affascina, ma obbliga anche a ripensare convivenza, responsabilità e abitudini.

Link al PDF dell’articolo su QuiBolzano

ascolta l’audio su Radio Dolomiti:

Un libro fa rivivere l’eccidio del 3 maggio 1945 davanti al muro della Lancia a Bolzano – intervista all’autore Luca Fregona

«Si tratta di una giornata tremenda per Bolzano, perché in teoria, a guerra finita, si è scatenata una battaglia in diverse zone della città, tra soldati tedeschi in ritirata e forze partigiane locali. Ma la cosa tragica è stato un rastrellamento di rappresaglia in zona industriale: i tedeschi hanno preso 18 operai a caso, li hanno portati davanti al muro dello stabilimento Lancia e li hanno abbattuti con due raffiche di mitragliatrice. Dieci sono morti lì. Gli altri si sono salvati, benché gravemente feriti, solo perché protetti dai corpi delle vittime e per l’intervento di un ufficiale che ha fermato il colpo di grazia. In tutta Bolzano, quel giorno, sono state uccise 36 persone, quasi tutte operai.»

Ascolta l’intervista completa! (da “Bolzano, racconti dalla città” su Radio Dolomiti – clicca sul player in basso)

Il romanzo storico di Alessandro Beati

Alessandro Beati è uno scrittore che merita grande attenzione per il suo contributo alla letteratura locale e per la capacità di evocare una storia ambientata più di 2000 anni fa vicino a Bolzano. Ex sindaco del comune di Varena dal 2005 al 2020, Beati ha deciso di intraprendere un viaggio nella scrittura, combinando le sue competenze storiche con una passione per l’archeologia e la narrazione.

Il suo primo romanzo, “Fethanei, l’approdo perduto”, è il frutto di tre anni di intense ricerche storiche e archeologiche. Ambientato nel I secolo a.C., il libro offre una ricostruzione dettagliata di un periodo cruciale per la zona a sud di Bolzano, in particolare intorno alla frazione di Laimburg, dove si trovava un’antica necropoli retica. La narrazione parte dai giorni nostri, per poi trasportare il lettore indietro nel tempo di quasi 2000 anni, ricreando l’ambiente storico con un’attenzione particolare ai dettagli culturali della popolazione retica, prima dell’arrivo dei romani.

Il romanzo è accessibile anche a chi non è esperto di storia, grazie a note e spiegazioni che aiutano il lettore a orientarsi nel contesto storico e geologico della regione. Beati riesce a unire la passione per la ricerca con un linguaggio narrativo coinvolgente, che ha già catturato l’interesse di molti lettori. Pubblicato principalmente su Amazon, il libro è disponibile anche in alcune edicole e librerie locali.

Attraverso “L’approdo perduto”, Beati non solo racconta la storia antica di Bolzano, ma invita i suoi lettori a riscoprire la propria terra sotto una luce completamente nuova.

ILLIBRO, il meglio di 20 anni di recensioni

Il popolare sito internet Debaser.it raccoglie da più di 20 anni recensioni “scritte da chi vuole” e ha pubblicato ILLIBRO, una raccolta del meglio delle recensioni dei primi 20 anni di vita del sito (280 pagine, Edizioni Riff).

Debaser è un progetto di due bolzanini, Andrea Gasperi e Stefano Bonzi, classe 1968 il primo, 1967 il secondo: ad oggi io sito contiene più di 50.000 recensioni di musica, teatro, cinema e spettacolo. Lo stile del sito è molto ironico – già nella homepage si definisce “il sito più fiko dell’internet” – ma visitandolo ben presto se ne carpisce la ricchezza di contenuti…

Andrea Gasperi: “Intorno a Debaser cominciò a raccogliersi una comunità di appassionati di musica da tutta la penisola ed il nostro sito cominciò a raccogliere consensi e in un certo senso a diventare una comunità. Oggi contiamo oltre 25.000 utenti registrati da tutta Italia. Debaser conta mezzo milione di pagine visitate al mese… non sono poca cosa”

QuiBolzano: Possiamo considerate Debaser.it un social media?

“I social nascono come ambienti molto positivi, tutto sembra bello roseo e fantastico, uno strumento dalle mille possibilità. Solo che spesso poi scopri che alla fine sei tu lo sfruttato, sei tu che diventi il prodotto e vieni venduto a quelli che hanno bisogno della tua attenzione per sottoporti le loro offerte. Debaser in questi primi 20 anni ha avuto la possibilità di reagire, con interventi tipo la maggiore moderazione dei contenuti o inserendo strumenti come i range delle recensioni, che mette l’utente nella condizione di capire quali siano i contenuti di maggiore valore.”

Da dove nasce l’esigenza di pubblicare una raccolta?

“C’è la voglia di fermarsi e di fare il punto della situazione, ma c’è anche la vanità di esibire quello che abbiamo fatto nei nostri primi 20 anni e quindi di prendere il meglio di quello che c’è nel sito e di metterlo su carta, in un formato diverso per vedere l’effetto che fa. Il volume è disponibile nelle librerie di Bolzano, ma può anche essere ordinato dal sito delle edizioni Riff (riffrecords.it).

Come è nata questa collaborazione?

“Ho conosciuto Paolo Izzo a Radio Tandem, nel corso della trasmissione “La Musica DeDentro che come Debaser avevamo a  Radio Tandem e gli ho chiesto se era interessato a pubblicare il libro perché mi sembrava un’ottima idea creare delle sinergie tra realtà locali. A Paolo il progetto è piaciuto e così eccoci qui.”

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Articolo pubblicato sul numero 01/2021 di QuiBolzano, di QuiMerano e di QuiBassaAtesina.

L’inferno, a diecimila chilometri da casa

Il giornalista Luca Fregona con questo libro narra tre storie, apparentemente isolate, di ragazzi altoatesini ventenni che hanno combattuto una guerra in Indocina. Non si conoscevano tra loro, eppure si trovavano a combattere le stesse battaglie, più per disperazione che per scelta, con l’unico intento di sopravvivere.
I racconti sono scritti in prima persona ed il ritmo della lettura è incalzante ma fluido. Si tratta di un libro da leggere tutto di un fiato. Al giornalista va dato il merito di aver prima intuito e poi trovato il riscontro che non si trattava di storie isolate, che il fenomeno del reclutamento coatto nella legione straniera fosse più diffuso.

Luca Fregona: E’ una esperienza che ha toccato circa 7000 ragazzi italiani che oggi nessuno conosce più. Invece negli anni cinquanta la questione è stata molto dibattuta sulla stampa, perché era un fenomeno molto conosciuto e denunciato, di questi arruolamenti di centinaia e centinaia di ragazzi italiani che si trovavano su suolo francese più o meno clandestinamente, e poi, una volta scoperti, convinti, con la minaccia della galera o del rimpatrio, a firmare l’ingaggio nella legione straniera. Comunque la legione pagava anche bene e molti firmavano senza nemmeno sapere dove sarebbero finiti.

QUI: cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

LF: Da sempre mi piace sentire dai testimoni di un periodo cosa hanno vissuto, le emozioni che hanno provato. Spesso sono storie che hanno una trama narrativa molto forte. In fondo sono racconti. Il giornalismo è anche questo, ogni giorno racconta quello che accade intorno, nella tua città, dove vivi, ecc…

QUI :  Nel libro racconti le vicende di questi ragazzi ventenni, storie di disperazione e di sopravvivenza, in cui è difficile separare i concetti di bene e di male

LF: Io mi sono molto immedesimato in questi tre profili, in queste tre storie. Due protagonisti li ho conosciuti di persona, uomini che sono sopravvissuti a quella guerra e poi però nel frattempo ci hanno lasciato. Sono persone con cui ho parlato molte ore e quindi sono riuscito a sintonizzarmi con loro e a capire anche i drammi che hanno vissuto. Il terzo protagonista è morto in Indocina. Tuttavia per lui vale lo stesso discorso, perché la storia me l’ha raccontata suo fratello, la sua vicenda è stata un dramma famigliare.
Quando parli per tante ore e ascolti le persone, riesci a fare tuo il loro punto di vista. Cerchi di capire la vita come poteva vederla un ragazzo di venti anni cresciuto sotto una dittatura e passato alla Seconda guerra mondiale. Quindi non c’è tanto da giudicare, c’è solamente da raccontare…

QUI: Hai narrato in prima persona. Le loro angosce sono quelle del lettore. Hai questa capacità di rendere fluido un discorso che non necessariamente è nato fluido…

LF: Quando capisci quello che ti vuole dire l’interlocutore, capisci quello che ha vissuto o te lo fa capire… io mi sono immerso così tanto ed identificato con queste persone che ogni volta – ho scritto i tre capitoli separatamente – era come se avessi la persona davanti, è come se in qualche modo io parlassi al posto suo. Sapevo che cosa voleva dire e credo di aver fatto un lavoro abbastanza onesto da questo punto di vista e di aver rispettato anche il modo di parlare ed il modo di porsi delle singole persone. Infatti i tre protagonisti parlano anche in modo diverso – poi chiaramente io ho il mio stile…

(Till Antonio Mola)

Articolo pubblicato sul numero 24/2020 di QuiBolzano

Alta Fedeltà – 60 anni di rock a Bolzano, presentati alla radio

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La Musica Dentro – 11 maggio 2015 – # 28 (Radio Tandem – ospiti gli autori del libro “Alta Fedeltà”) by La Musica Dentro (Radio Show) on Mixcloud

Alta Fedeltà – presentato il libro che documenta 60 anni di rock a Bolzano

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C’era la sala gremita il 29 aprile alla presentazione della retrospettiva sugli ultimi 60 anni di rock a Bolzano. Ma non c’erano tanto i soliti curiosi ed interessati tra la platea; c’erano i protagonisti degli ultimi (almeno) 40 anni di rock a Bolzano, che poi sono anche i protagonisti del bel volume scritto da Paolo Crazy Carnevale e da Daniele Barina – c’è anche un Gastbeitrag di Reinhold Giovanett – realizzato dalle edizioni Alpha&Beta su incarico della Biblioteca Civica di Bolzano.
Il libro è un maxi saggio condito di annedoti, fotografie e testi, da leggere tutto d’un fiato, che documenta la vita del rock a Bolzano, parlando dei protagonisti, siano essi musicisti, promotori o addetti ai lavori.
Il bello del volume è che è stato scritto da dei profondi conoscitori della scena musicale, che donano al volume una sana dose di autenticità – mi è piaciuto in questo contesto il contributo di Giovanett sui vari tipi di giornalismo musicale (un esempio su tutti – per capire il taglio: il giornalismo taglia e incolla).
Non mi soffermo oltre sul libro (con cd) – molti lo recensiranno, credo e spero! Ma vorrei spendere due parole sulla presentazione. Ai saluti di rito sono seguite diverse miniesibizioni live, Daniele Barina con Macao, Edo Avi accompagnato da Bobby Gualtirolo al basso (!) e da Stefano Viero all’armonica, Fabio Tenca e Claudio Pisoni (Skanners), Ferbegy?… tutto molto bello e – questo va detto – ben organizzato (bravo Matteo Meloni!)
Spiace solo di aver visto pochi giovani – diciamo che era un incontro amarcord, ma ci sta 🙂 .

I tornei internazionali di scacchi a Merano del 1924 e del 1926

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Dopo otto anni di lavoro, vede finalmente la luce il libretto (si fa per dire, il volume conta 500 pagine!!!) dei tornei di scacchi di Merano del 1924 e 1926. Questo è il tempo occorso al  bolzanino Luca D’Ambrosio –  fra meticolose ricerche, scrittura e correzioni varie – per partorire un lussuoso volume che raccoglie la gran parte delle partite recuperate in giro per il mondo per ricomporre ciò che non è stato possibile realizzare 90 anni fa. E lo fa contestualizzando i tornei nel particolare periodo storico ed inserendo informazioni dettagliate sui singoli giocatori, aneddoti, ecc.
La rassegna stampa a riguardo è varia (questa), tuttavia pochi media in lingua italiana hanno dato spazio alla notizia del libro. Rimando pertanto al link della bella  intervista che Paolo Mazzucato ha fatto all’autore del libro nel corso della sua trasmissione Zeppelin (RadioDue del Trentino Alto Adige) il 12 giugno scorso (il link si apre in una nuova finestra/scheda che contiene tutti i link di approfondimento): buon ascolto!

Daniel Harrwitz visto da Paolo Maurensig

La notizia risale ormai a qualche anno fa. Lo scacchista (Arciscacchi Bolzano) e storico degli scacchi Luca D’Ambrosio  “trova” la tomba del maestro Daniel Harrwitz, uno dei più famosi scacchisti dell’ottocento, morto a Bolzano nel 1884. Harrwitz era uno dei pochi professionisti del suo tempo, ed ebbe il culmine della sua carriera tra il 1848 ed il 1862. Scoprendo la tomba, il suo ultimo domicilio in città e altre importanti tracce, D’Ambrosio ha ridefinito la biografia del grande scacchista, suscitando grande interesse a riguardo in tutto il mondo. Proprio questo interesse ha dato lo spunto allo scrittore goriziano Paolo Maurensig per il suo ultimo libro, L’ultima traversa. Come già avvenuto per il suo più grande successo, La Variante di Lüneburg (1993), divenuto presto un best seller internazionale,Maurensig costruisce il suo ultimo romanzo intorno al mondo degli scacchi e lo ambienta a Bolzano. Protagonista -. manco a dirlo – Daniel Harrwitz.
Il libro verrà presentato mercoledì 21 novembre alle ore 18 presso l’antico municipio di Bolzano (via Portici, 30).
Maurensig e D’Ambrosio sono anche stati ospiti di Paolo Mazzucato alla trasmissione Zeppelin (RadioDue). Mi sono permesso di isolare il loro intervento e di renderlo fruibile nella sezione podcast di questo sito (clicca qui per accedervi).

Hot Stuff

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Qualche settimana fa è uscito il primo numero di Hot Stuff, un libro che raccoglie gli articoli più interessanti dei primi due anni della rivista InSound. Dentro vi sono pubblicati anche i miei due reportages sul podcasting (li puoi leggere anche online: reportage 1, reportage 2).
Con questo pretesto Paolo Mazzucato ieri mi ha invitato nella sua trasmissione Zeppelin per chiacchierare un po’ di podcasting e dei miei podcast Alto Adige Cultura (che seguo per la ripartizione cultura della Provincia autonoma di Bolzano) e kiasma.
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A Paolo devo riconoscere il merito di saper impartire un ritmo incalzante alle sue trasmissioni (5-6 interviste, tra studio e telefono, tutte rigorosamente in diretta), sempre attento ad usare un linguaggio semplice che permetta agli ascoltatori di seguire il filo del discorso. Chapeau!
Per ascoltare l’intervista clicca questo link.

Le cinque giornate del jazz diventano un libro con DVD – presentazione il 3 dicembre (con Paolo Fresu)

Le cinque giornate del jazz, le lezioni-concerto organizzate dalla ripartizione cultura italiana della Provincia autonoma di Bolzano a cavallo tra il 2005 ed il 2006 ora sono un libro con DVD.
Sull’Alto Adige di ieri Giuseppe Segala scrive “una serie di fortunate circostanze fece sì che l’iniziativa (…) ottenesse un successo assolutamente al di sopra di ogni aspettativa.(…) Le fortunate circostanze erano in particolare legate alla presenza di Paolo Fresu, che con il suo quintetto fungeva da gran cerimoniere di questa cavalcata nella storia del jazz attraverso alcuni protagonisti della tromba. Ma anche il fatto che l’iniziativa fosse proposta al Conservatorio rappresentò un incentivo per quella fetta di pubblico desideroso di capire il jazz e nel contempo rassicurato da un’istituzione autorevole“.
Ora le cinque lezioni-concerto sono racchiuse in un libro con DVD, che verrà presentato al pubblico il 3 dicembre prossimo alle ore 18.30 nella sala Continua a leggere Le cinque giornate del jazz diventano un libro con DVD – presentazione il 3 dicembre (con Paolo Fresu)