Domenica 22 marzo 2026 ho avuto modo di intervistare Mirko Frainer, capo delegazione della sezione di Bolzano del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, in occasione delle Giornate FAI di Primavera, uno degli appuntamenti più rilevanti per chi ama leggere il territorio attraverso la sua stratificazione storica, architettonica e culturale.
Il focus delle Giornate è stato Castel Wendelstein, una presenza oggi invisibile ma tutt’altro che cancellata dal tessuto urbano di Bolzano. Del castello, infatti, non resta una struttura integra riconoscibile a colpo d’occhio, ma sopravvivono tracce materiali e memorie architettoniche che continuano a dialogare con il presente. Questi segni si possono ancora individuare nella scuola per le professioni sociali Hannah Arendt e nel complesso dei frati dei Cappuccini, due luoghi che custodiscono, in forme diverse, le eredità di un passato spesso poco raccontato.
Un castello scomparso, ma non perduto
Parlare di Castel Wendelstein significa confrontarsi con una dimensione della storia urbana che non si lascia afferrare solo attraverso ciò che è ancora in piedi. È una storia fatta di trasformazioni, riusi, demolizioni e permanenze silenziose. Ed è proprio qui che entra in gioco il lavoro del FAI: non limitarsi alla conservazione monumentale in senso stretto, ma attivare un processo di narrazione, di mediazione culturale e di valorizzazione della memoria diffusa.
Clicca qui per ascoltare l’intervista, realizzata per la mia rubrica “Bolzano, racconti dalla città”, su Radio Dolomiti.









