La Bolzano del sindaco Julius Perathoner (1895 – 1922)

Da tempo volevo proporre un articolo sulla Bolzano del sindaco Julius Perathoner in carica dal 1895 al 1922, ma volevo evitare un racconto che si fermasse soltanto alla modernizzazione della città. Per questo, prima di intervistare lo storico Hannes Obermair, mi sono confrontato con alcuni colleghi guide turistiche di Bolzano: scambi di idee, punti di vista, domande e osservazioni che mi hanno aiutato a dare all’intervista un taglio più ampio: non solo la trasformazione urbana, ma anche il contesto politico e la Bolzano di quegli anni.
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Karl von Müller: il mecenate bavarese che contribuì a immaginare la Bolzano turistica

Alla fine dell’Ottocento Bolzano non era soltanto una città di passaggio tra Nord e Sud Europa. Era anche un luogo in piena trasformazione, attraversato da nuovi flussi economici, culturali e turistici. In particolare Gries, allora ancora comune autonomo, stava diventando una meta molto apprezzata dall’élite germanofona mitteleuropea: un luogo di cura, soggiorno e investimento, dove clima, paesaggio e posizione geografica dialogavano con le ambizioni moderne del turismo alpino.

Dentro questa storia si inserisce la figura di Karl von Müller, facoltoso cittadino di Monaco di Baviera trasferitosi a Bolzano alla fine del XIX secolo. Il suo nome è legato soprattutto a un gesto destinato a lasciare un’impronta concreta sulla città: alla sua morte, von Müller destinò un patrimonio importante al sostegno dello sviluppo turistico di Bolzano e Gries.

Per capire meglio chi fosse Karl von Müller, quale ruolo ebbe nella Bolzano del suo tempo e perché la sua vicenda sia ancora interessante oggi, ne parliamo con Hannes Obermair, storico, senior researcher di Eurac Research ed ex direttore dell’Archivio storico della Città di Bolzano.

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West Side History: la storia del rione Novacella a Bolzano, tra vigne, memoria e trasformazione urbana

Tra i vigneti di via Novacella, al centro comunitario Maria Heim, la mostra “West Side History” racconta la trasformazione della parte ovest di Bolzano attraverso cartoline storiche, fotografie e testimonianze.

L’iniziativa, organizzata dalla Fondazione Castelli di Bolzano in collaborazione con il centro comunitario, ripercorre la storia del rione Novacella: da zona agricola e in parte paludosa a quartiere densamente abitato, segnato nel tempo da profondi cambiamenti urbanistici e sociali.

Per approfondire il senso della mostra e il lavoro di ricerca che l’ha resa possibile, ho intervistato le curatrici Anna Bernardo e Tanja Cassitti.

L’intervista è pubblicata su Qui Bolzano.

Leggi l’intervista:
https://abo.athesiamedien.com/beleg-exemplar/fbe94968c8eaf08db9f53e9e3#page=10

Il Bolzano Film Festival Bozen si apre alla città

Alla vigilia del Bolzano Film Festival Bozen ho raccolto le parole di Luigi Loddi, presidente del Filmclub di Bolzano. Ne è nata un’intervista sul valore del festival nel panorama culturale locale, sulla sua capacità di mettere in dialogo lingue e identità diverse e sulla scelta di coinvolgere quest’anno anche il Teatro Cristallo, non come semplice sala aggiuntiva, ma come nuovo luogo del festival.
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Alla scoperta di Castel Wendelstein grazie al FAI

Domenica 22 marzo 2026 ho avuto modo di intervistare Mirko Frainer, capo delegazione della sezione di Bolzano del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, in occasione delle Giornate FAI di Primavera, uno degli appuntamenti più rilevanti per chi ama leggere il territorio attraverso la sua stratificazione storica, architettonica e culturale.

Il focus delle Giornate è stato Castel Wendelstein, una presenza oggi invisibile ma tutt’altro che cancellata dal tessuto urbano di Bolzano. Del castello, infatti, non resta una struttura integra riconoscibile a colpo d’occhio, ma sopravvivono tracce materiali e memorie architettoniche che continuano a dialogare con il presente. Questi segni si possono ancora individuare nella scuola per le professioni sociali Hannah Arendt e nel complesso dei frati dei Cappuccini, due luoghi che custodiscono, in forme diverse, le eredità di un passato spesso poco raccontato.

Un castello scomparso, ma non perduto

Parlare di Castel Wendelstein significa confrontarsi con una dimensione della storia urbana che non si lascia afferrare solo attraverso ciò che è ancora in piedi. È una storia fatta di trasformazioni, riusi, demolizioni e permanenze silenziose. Ed è proprio qui che entra in gioco il lavoro del FAI: non limitarsi alla conservazione monumentale in senso stretto, ma attivare un processo di narrazione, di mediazione culturale e di valorizzazione della memoria diffusa.

Clicca qui per ascoltare l’intervista, realizzata per la mia rubrica “Bolzano, racconti dalla città”, su Radio Dolomiti.

Dal 26 settembre riprende “Bolzano, racconti dalla città”: storie che restano

Bolzano è fatta di voci, ricordi e incontri. Da venerdì 26 settembre riparte la rubrica Bolzano, racconti dalla città, su Radio Dolomiti (Trento), entrando nella sua quarta stagione.

Bolzano, per me, non è solo una cornice: è un intreccio di lingue, memorie e sguardi che meritano di essere raccontati. La forma che prediligo è l’intervista, perché è nella voce delle persone che la città si rivela davvero.

Con questa chiave continua il viaggio della rubrica:
su Radio Dolomiti, dove abbiamo già superato le 120 puntate, tutte riascoltabili online con un semplice clic (clicca qui).
e su Qui Bolzano, dove spesso ripropongo – con un taglio diverso – alcune delle stesse storie. La forza della carta è che queste narrazioni entrano nelle case bolzanine e ci restano, anche per settimane o mesi, pronte a essere ritrovate.

Per me questa rubrica resta un’occasione unica: dare voce a Bolzano, trasformando i racconti in un archivio vivo, accessibile e condiviso.

BCDM – Bolzano città della musica (e non solo)

Negli ultimi tempi ascolto poca musica nuova. Succede, soprattutto quando la quotidianità prende il sopravvento. Ma ogni tanto, soprattutto quando sono in viaggio, mi capita di scoprire qualcosa che mi sorprende davvero. È così che, da qualche mese, Spotify continua a propormi il podcast BCDM – acronimo che sta per Bolzano Città Della Musica. Un titolo che, come ricorda con ironia il conduttore Jacopo Schiesaro, potrebbe anche significare “Bolzano Città di M…” – lasciando a ciascuno la libertà di completare la frase.

BCDM è un notiziario atipico, vivace e appassionato, dedicato alla scena musicale bolzanina. Un format agile, capace di restituire la sensazione di una città viva, attraversata da suoni, storie e fermenti culturali. Un ascolto che consiglio a chiunque voglia sentire, nel senso più letterale del termine, il battito della città.

Tra le scoperte più interessanti fatte grazie a BCDM, c’è sicuramente l’ultimo lavoro di Diego Baruffaldi. L’ho già avuto ospite in trasmissione diverse volte, ma questa è la prima occasione in cui sento un suo brano arrangiato professionalmente. Il risultato? Un brano potente, diretto, con una qualità sonora che fa la differenza. Una di quelle canzoni che ti spingono a tornare indietro, riascoltare, ricominciare da capo.
E niente, mi andava di condividerlo con voi!

Condivido qui sotto gli appunti dell’autore sul brano. Perché ogni canzone ha una storia, e conoscerla spesso aiuta ad ascoltare meglio:
“”HAI VISTO” è dedicata alle persone che hanno trovato la loro parte migliore attraversando i momenti peggiori della loro vita.
È ispirata ad una ragazza di 15 anni che ha trovato la forza di uscire da una situazione “scomoda” lasciando alcune amicizie negative.
Dentro però c’è anche altro e altri.
Quali sono le cose per cui sei orgoglioso/a di te???

Prodotta da Thomas Traversa.
Basso, chitarre, synth e programmazione a cura di Thomas Traversa.
Copertina di Samira Mosca
Buon ascolto.”

Di seguito il link al brano su Spotify e su Youtube.

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Un libro fa rivivere l’eccidio del 3 maggio 1945 davanti al muro della Lancia a Bolzano – intervista all’autore Luca Fregona

«Si tratta di una giornata tremenda per Bolzano, perché in teoria, a guerra finita, si è scatenata una battaglia in diverse zone della città, tra soldati tedeschi in ritirata e forze partigiane locali. Ma la cosa tragica è stato un rastrellamento di rappresaglia in zona industriale: i tedeschi hanno preso 18 operai a caso, li hanno portati davanti al muro dello stabilimento Lancia e li hanno abbattuti con due raffiche di mitragliatrice. Dieci sono morti lì. Gli altri si sono salvati, benché gravemente feriti, solo perché protetti dai corpi delle vittime e per l’intervento di un ufficiale che ha fermato il colpo di grazia. In tutta Bolzano, quel giorno, sono state uccise 36 persone, quasi tutte operai.»

Ascolta l’intervista completa! (da “Bolzano, racconti dalla città” su Radio Dolomiti – clicca sul player in basso)

Giovanna Piol: l’arte come dialogo tra memoria e paesaggio interiore

Giovanna Piol è un’artista visiva nata a Bolzano e oggi attiva a Bressanone, dove porta avanti una ricerca pittorica profondamente legata al corpo, alla natura e alla spiritualità. Cresciuta in una famiglia immersa nella cultura, ha assorbito fin da giovane l’influenza del padre Paolo Piol, pittore bolzanino che ha vissuto l’arte con dedizione assoluta e uno stile di vita quasi bohémien.

Paolo Piol era un artista che ha costruito la propria identità espressiva con coerenza, rigore e una profonda attenzione alla forma. La sua visione si rifletteva nella quotidianità, in una pratica pittorica intensa, silenziosa e radicata, lontana da mode passeggere. Quella stessa tensione verso l’autenticità ritorna nell’opera della figlia, che però sviluppa un vocabolario proprio, simbolico e femminile, come nel ciclo delle Donne Giardino, dove si intrecciano mitologia, natura e trasformazione.

Di seguito il player per ascoltare l’intervista che Giovanna Piol mi ha gentilmente concesso per la mia rubrica su Radio Dolomiti, in cui racconta il suo percorso, il legame con l’eredità familiare e il modo in cui l’arte diventa spazio di visione e ascolto.

Per un approfondimento, consiglio anche l’articolo pubblicato su quiBolzano:
Giovanna Piol: l’arte come giardino interiore – QuiBolzano n. 10 del 15/05/2025

Sui binari della memoria: il mio nuovo articolo sui tram di Bolzano

Ci sono storie che ti restano addosso, anche se non hai vissuto quell’epoca. Una di queste, per me, è quella dei tram di Bolzano. Ne ho sempre sentito parlare come di un retroscena dimenticato, ma a metà aprile ho finalmente avuto l’occasione di scriverne, e oggi l’articolo esce su Qui Bolzano.

È un viaggio nel tempo, tra i primi del ’900, quando la città stava crescendo e cercava di darsi un’identità moderna, mitteleuropea, al passo con Vienna, Monaco, Zurigo. Il tram — e con lui funivie e cremagliere — era molto più che un mezzo di trasporto: era un segno di ambizione urbana. Una promessa di connessione e di progresso.

Per raccontare questa pagina poco nota, ho incontrato Georg Tengler, studioso e autore di un volume sulle tranvie cittadine. Con lui abbiamo ricostruito l’origine della rete elettrica, il contesto urbanistico, i tracciati che toccavano piazza Walther, Gries, Laives e anche la zona della “Vurza” tra Pineta di Laives e San Giacomo. Ci sono aneddoti che valgono da soli il prezzo della lettura: per esempio, il fatto che uno dei due tracciati venne dirottato appositamente per attraversare il centro e valorizzare la città.

Avrei voluto scrivere di più — aggiungere fotografie d’epoca, mappe, dettagli sparsi rimasti in superficie come cicatrici urbane — ma ho cercato comunque di far emergere l’essenziale, nonostante i limiti di spazio del formato.

Il risultato è un articolo a cui tengo molto, e che spero possa risvegliare curiosità, ricordi o anche solo domande su come ci muovevamo — e su cosa abbiamo perso — nel passaggio dalla città di ieri a quella di oggi.

Lo trovate online da oggi, qui:
Le tranvie di Bolzano: una storia da riscoprire (link)
e trovate anche l’audio della mia intervista a Georg Tengler

Buona lettura (e buon ascolto)

La figlia di Dostoevskij

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei personaggi illustri che hanno trascorso parte della loro vita – spesso gli ultimi capitoli – a Bolzano.
Nel 2021 avevo raccontato la storia del campione internazionale di scacchi dell’Ottocento Daniel Harrwitz, sepolto proprio qui, grazie all’appassionato lavoro dello storico degli scacchi Luca D’Ambrosio (clicca qui per leggere l’intervista).
Oggi, invece, vi porto un’altra storia affascinante: quella di Ljubov’ Dostoevskaja, figlia del celebre scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Anche lei scrittrice, e soprattutto biografa del padre, Ljubov’ visse gli ultimi anni della sua vita a Bolzano, lasciando un segno importante.

Per approfondire il suo legame con la città, ho intervistato Marina Mascher, vicepresidente dell’associazione Rus’, che da anni lavora per far conoscere e valorizzare la figura di Ljubov’.

L’intervista è disponibile sia su QuiBolzano (qui l’articolo), sia su Radio Dolomiti (qui il link al file mp3).

kiasma.it il sito personale di Till Mola