Da tempo volevo proporre un articolo sulla Bolzano del sindaco Julius Perathoner in carica dal 1895 al 1922, ma volevo evitare un racconto che si fermasse soltanto alla modernizzazione della città. Per questo, prima di intervistare lo storico Hannes Obermair, mi sono confrontato con alcuni colleghi guide turistiche di Bolzano: scambi di idee, punti di vista, domande e osservazioni che mi hanno aiutato a dare all’intervista un taglio più ampio: non solo la trasformazione urbana, ma anche il contesto politico e la Bolzano di quegli anni. Questo il link all’articolo
Domenica 22 marzo 2026 ho avuto modo di intervistare Mirko Frainer, capo delegazione della sezione di Bolzano del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, in occasione delle Giornate FAI di Primavera, uno degli appuntamenti più rilevanti per chi ama leggere il territorio attraverso la sua stratificazione storica, architettonica e culturale.
Il focus delle Giornate è stato Castel Wendelstein, una presenza oggi invisibile ma tutt’altro che cancellata dal tessuto urbano di Bolzano. Del castello, infatti, non resta una struttura integra riconoscibile a colpo d’occhio, ma sopravvivono tracce materiali e memorie architettoniche che continuano a dialogare con il presente. Questi segni si possono ancora individuare nella scuola per le professioni sociali Hannah Arendt e nel complesso dei frati dei Cappuccini, due luoghi che custodiscono, in forme diverse, le eredità di un passato spesso poco raccontato.
Un castello scomparso, ma non perduto
Parlare di Castel Wendelstein significa confrontarsi con una dimensione della storia urbana che non si lascia afferrare solo attraverso ciò che è ancora in piedi. È una storia fatta di trasformazioni, riusi, demolizioni e permanenze silenziose. Ed è proprio qui che entra in gioco il lavoro del FAI: non limitarsi alla conservazione monumentale in senso stretto, ma attivare un processo di narrazione, di mediazione culturale e di valorizzazione della memoria diffusa.
Cliccaquiper ascoltare l’intervista, realizzata per la mia rubrica “Bolzano, racconti dalla città”, su Radio Dolomiti.
Bolzano è fatta di voci, ricordi e incontri. Da venerdì 26 settembre riparte la rubrica Bolzano, racconti dalla città, su Radio Dolomiti (Trento), entrando nella sua quarta stagione.
Bolzano, per me, non è solo una cornice: è un intreccio di lingue, memorie e sguardi che meritano di essere raccontati. La forma che prediligo è l’intervista, perché è nella voce delle persone che la città si rivela davvero.
Con questa chiave continua il viaggio della rubrica: su Radio Dolomiti, dove abbiamo già superato le 120 puntate, tutte riascoltabili online con un semplice clic (clicca qui). e su Qui Bolzano, dove spesso ripropongo – con un taglio diverso – alcune delle stesse storie. La forza della carta è che queste narrazioni entrano nelle case bolzanine e ci restano, anche per settimane o mesi, pronte a essere ritrovate.
Per me questa rubrica resta un’occasione unica: dare voce a Bolzano, trasformando i racconti in un archivio vivo, accessibile e condiviso.
Negli ultimi tempi ascolto poca musica nuova. Succede, soprattutto quando la quotidianità prende il sopravvento. Ma ogni tanto, soprattutto quando sono in viaggio, mi capita di scoprire qualcosa che mi sorprende davvero. È così che, da qualche mese, Spotify continua a propormi il podcast BCDM – acronimo che sta per Bolzano Città Della Musica. Un titolo che, come ricorda con ironia il conduttore Jacopo Schiesaro, potrebbe anche significare “Bolzano Città di M…” – lasciando a ciascuno la libertà di completare la frase.
BCDM è un notiziario atipico, vivace e appassionato, dedicato alla scena musicale bolzanina. Un format agile, capace di restituire la sensazione di una città viva, attraversata da suoni, storie e fermenti culturali. Un ascolto che consiglio a chiunque voglia sentire, nel senso più letterale del termine, il battito della città.
Tra le scoperte più interessanti fatte grazie a BCDM, c’è sicuramente l’ultimo lavoro di Diego Baruffaldi. L’ho già avuto ospite in trasmissione diverse volte, ma questa è la prima occasione in cui sento un suo brano arrangiato professionalmente. Il risultato? Un brano potente, diretto, con una qualità sonora che fa la differenza. Una di quelle canzoni che ti spingono a tornare indietro, riascoltare, ricominciare da capo. E niente, mi andava di condividerlo con voi!
Condivido qui sotto gli appunti dell’autore sul brano. Perché ogni canzone ha una storia, e conoscerla spesso aiuta ad ascoltare meglio: “”HAI VISTO” è dedicata alle persone che hanno trovato la loro parte migliore attraversando i momenti peggiori della loro vita. È ispirata ad una ragazza di 15 anni che ha trovato la forza di uscire da una situazione “scomoda” lasciando alcune amicizie negative. Dentro però c’è anche altro e altri. Quali sono le cose per cui sei orgoglioso/a di te???
Prodotta da Thomas Traversa. Basso, chitarre, synth e programmazione a cura di Thomas Traversa. Copertina di Samira Mosca Buon ascolto.”
«Si tratta di una giornata tremenda per Bolzano, perché in teoria, a guerra finita, si è scatenata una battaglia in diverse zone della città, tra soldati tedeschi in ritirata e forze partigiane locali. Ma la cosa tragica è stato un rastrellamento di rappresaglia in zona industriale: i tedeschi hanno preso 18 operai a caso, li hanno portati davanti al muro dello stabilimento Lancia e li hanno abbattuti con due raffiche di mitragliatrice. Dieci sono morti lì. Gli altri si sono salvati, benché gravemente feriti, solo perché protetti dai corpi delle vittime e per l’intervento di un ufficiale che ha fermato il colpo di grazia. In tutta Bolzano, quel giorno, sono state uccise 36 persone, quasi tutte operai.»
Ascolta l’intervista completa! (da “Bolzano, racconti dalla città” su Radio Dolomiti – clicca sul player in basso)
Giovanna Piol è un’artista visiva nata a Bolzano e oggi attiva a Bressanone, dove porta avanti una ricerca pittorica profondamente legata al corpo, alla natura e alla spiritualità. Cresciuta in una famiglia immersa nella cultura, ha assorbito fin da giovane l’influenza del padre Paolo Piol, pittore bolzanino che ha vissuto l’arte con dedizione assoluta e uno stile di vita quasi bohémien.
Paolo Piol era un artista che ha costruito la propria identità espressiva con coerenza, rigore e una profonda attenzione alla forma. La sua visione si rifletteva nella quotidianità, in una pratica pittorica intensa, silenziosa e radicata, lontana da mode passeggere. Quella stessa tensione verso l’autenticità ritorna nell’opera della figlia, che però sviluppa un vocabolario proprio, simbolico e femminile, come nel ciclo delle Donne Giardino, dove si intrecciano mitologia, natura e trasformazione.
Di seguito il player per ascoltare l’intervista che Giovanna Piol mi ha gentilmente concesso per la mia rubrica su Radio Dolomiti, in cui racconta il suo percorso, il legame con l’eredità familiare e il modo in cui l’arte diventa spazio di visione e ascolto.
Ci sono interviste in grado di coinvolgerti nel profondo. È stato un piacere incontrare Beate Weyland, essere toccati dal suo entusiasmo per il progetto Eden Lab. L’intervista è comparsa su QuiBolzano (qui) e su Radio Dolomiti (qui)
Negli ultimi tempi, il mio interesse per la storia di Bolzano è tornato a farsi sentire con forza. Forse è stato il fascino delle vecchie strade del centro, i palazzi che ancora parlano di un passato mercantile vivace, o forse è stata la spinta di riprendere la mia attività di guida turistica con una nuova consapevolezza. In ogni caso, la città ha ancora tantissimo da raccontare, e la mostra temporanea “Mercanti si diventa”, inaugurata lo scorso dicembre al Museo Mercantile, è un’occasione perfetta per riscoprirne una delle sue anime più antiche: quella dei commercianti.
Bolzano, crocevia di scambi e affari
Bolzano, sin dal XII secolo, è stata un punto di riferimento per il commercio transalpino, un nodo strategico tra il mondo italiano e quello tedesco. Ma è tra il Seicento e il Settecento che il mercante assume un nuovo ruolo, passando da semplice bottegaio a protagonista delle fiere bolzanine, un’evoluzione resa possibile dai manuali del commercio e dall’organizzazione curata dal Magistrato Mercantile.
La mostra “Mercanti si diventa” ci porta direttamente in quell’epoca, con una ricostruzione fedele dello studio di un mercante, antiche carte geografiche, dipinti e insegne delle corporazioni che regolavano il commercio. È un viaggio nella storia economica di Bolzano, un’occasione per capire come la città sia cresciuta grazie a queste dinamiche di scambio e imprenditorialità.
Il perfetto mercante: una lezione dal passato
A rendere ancora più interessante questo percorso c’è la conferenza “Il perfetto mercante”, che si terrà il 28 febbraio nella Sala delle aste del Palazzo Mercantile. Qui, esperti del settore analizzeranno i principi fondamentali della professione del mercante: dagli studi teorici e pratici, presentati da Stefano Locatelli, ai principi di saggezza e strategia commerciale raccontati da Federico Pigozzo. Infine, Helmut Rizzolli offrirà una panoramica sulla mostra stessa, mentre l’evento sarà moderato da Elisabetta Carnielli.
Se come me siete affascinati dalla storia di Bolzano e dalle sue radici mercantili, questa è un’occasione imperdibile per approfondire un capitolo fondamentale della nostra città.
Marco Pontoni, scrittore e giornalista bolzanino, ha intrapreso una nuova entusiasmante avventura che unisce le sue passioni per la scrittura e l’ospitalità. Dopo una lunga carriera come giornalista in Trentino, dove ha lavorato per vari uffici stampa, Pontoni ha deciso di cambiare vita durante il primo lockdown, trasformando un sogno in realtà: aprire un bed and breakfast tematico dedicato ai libri.
Il progetto, frutto di tre anni di ristrutturazioni, è in fase di completamento e dovrebbe vedere la luce entro la prossima primavera. Il B&B letterario non sarà solo un luogo di accoglienza, ma anche uno spazio dove poter organizzare corsi di scrittura, presentazioni di libri e letture. Ogni camera sarà ispirata a famosi titoli della letteratura, come Il Nome della Rosa e Cime Tempestose, creando un’atmosfera unica e coinvolgente per gli ospiti amanti dei libri.
Parallelamente a questa nuova avventura, Pontoni continua la sua attività letteraria. Il suo ultimo romanzo, “Tra noi uomini”, pubblicato dalla casa editrice Nutrimenti, esplora le complesse dinamiche di amicizia tra tre personaggi maschili, con una narrazione che si snoda tra Bolzano, Roma e altre destinazioni, come l’Argentina. Il libro ha ricevuto una calorosa accoglienza ed è stato selezionato per il prestigioso Premio Latisana, dedicato alle letterature mitteleuropee.
Con questo progetto, Pontoni unisce la sua esperienza di scrittore con un nuovo modo di vivere e condividere la sua passione per la cultura, offrendo un rifugio per chi cerca non solo un luogo dove soggiornare, ma anche uno spazio dove nutrire la mente e lo spirito.
Alessandro Beati è uno scrittore che merita grande attenzione per il suo contributo alla letteratura locale e per la capacità di evocare una storia ambientata più di 2000 anni fa vicino a Bolzano. Ex sindaco del comune di Varena dal 2005 al 2020, Beati ha deciso di intraprendere un viaggio nella scrittura, combinando le sue competenze storiche con una passione per l’archeologia e la narrazione.
Il suo primo romanzo, “Fethanei, l’approdo perduto”, è il frutto di tre anni di intense ricerche storiche e archeologiche. Ambientato nel I secolo a.C., il libro offre una ricostruzione dettagliata di un periodo cruciale per la zona a sud di Bolzano, in particolare intorno alla frazione di Laimburg, dove si trovava un’antica necropoli retica. La narrazione parte dai giorni nostri, per poi trasportare il lettore indietro nel tempo di quasi 2000 anni, ricreando l’ambiente storico con un’attenzione particolare ai dettagli culturali della popolazione retica, prima dell’arrivo dei romani.
Il romanzo è accessibile anche a chi non è esperto di storia, grazie a note e spiegazioni che aiutano il lettore a orientarsi nel contesto storico e geologico della regione. Beati riesce a unire la passione per la ricerca con un linguaggio narrativo coinvolgente, che ha già catturato l’interesse di molti lettori. Pubblicato principalmente su Amazon, il libro è disponibile anche in alcune edicole e librerie locali.
Attraverso “L’approdo perduto”, Beati non solo racconta la storia antica di Bolzano, ma invita i suoi lettori a riscoprire la propria terra sotto una luce completamente nuova.
Ho incontrato la designer Patrizia Bertolini, che espone attualmente presso la Galleria Antonella Cattani di Bolzano. Durante l’intervista, Bertolini ha raccontato il suo percorso creativo, spiegando come la passione per il design sia nata grazie all’influenza di Bruno Munari. Ha descritto il suo lavoro come strettamente legato all’artigianato, con un’attenzione particolare alla relazione tra materiali e persone. La sua nuova collezione esplora un approccio minimalista, con l’obiettivo di creare oggetti utilizzando il minor materiale e volume possibile. L’esperienza di esporre in una galleria è stata per lei affascinante, offrendo una nuova prospettiva sul pubblico e sul valore del design come forma d’arte.
Clicca sup tasto play per ascoltare l’intervista che Le ho fatto per la mia rubrica “Bolzano, racconti dalla città” per Radio Dolomiti, Trento
Il bello dell’avere una rubrica è quello di riuscire a dare continuità ad una linea. Mi piace (far) raccontare le proprie storie ai miei ospiti. Il limite sono sempre i tre minuti della rubrica “Bolzano, racconti dalla città” su Radio Dolomiti (cliccando il link, si accede alla pagina con gli mp3), anche se capita che ogni tanto mi riesca di far pubblicare le storie particolarmente interessanti anche sul freepress QuiBolzano, come nel caso di Benno Simma.
Interviste come quella a Benno fanno emergere il piacere che provo nel raccontare, anche se prediligo decisamente la radio. Benno era stato ospite mio e di Alois Pirone a La Musica Dentro, nel novembre del 2015,di cui è ancora disponibile la trasmissione (c’era anche la splendida Monika Callegaro).