
Ci sono storie che non vai a cercare. Sono loro, in qualche modo, a trovare te. E a volte tutto comincia con una visita fatta quasi per caso, una mostra che cattura l’attenzione e una curiosità che, anziché esaurirsi, continua a crescere.
Qualche settimana fa ero in Val Gardena per un sopralluogo in vista di un tour delle Dolomiti che avrei accompagnato di lì a poco. Durante la tappa a Ortisei, ho approfittato dell’occasione per visitare il centro culturale e scoprire se ci fosse qualche mostra interessante. Ed è lì che mi sono imbattuto in un’esposizione dedicata alla storica bottega di scultura Lenert, legata alla famiglia Moroder.
La Val Gardena, naturalmente, è conosciuta ben oltre i confini dell’Alto Adige per la sua tradizione nella scultura e nell’artigianato artistico del legno. Un patrimonio di abilità manuali, sensibilità estetica e conoscenze tramandate di generazione in generazione, la cui qualità è tutelata anche da specifici marchi di garanzia. Eppure, al di là della tradizione artigianale, è stata soprattutto la storia di quella bottega a colpirmi. Una vicenda fatta di persone, creatività, lavoro e memoria, capace di raccontare molto più della sola produzione di oggetti scolpiti.
Nei giorni successivi ho visitato anche il Museum Gherdëina, soprattutto per vedere l’esposizione dedicata alla Sevi, lo storico marchio di giocattoli in legno, protagonista di un’importante esperienza industriale nata proprio in Val Gardena. Una storia molto diversa da quella della bottega Moroder, ma ugualmente significativa per comprendere la capacità di questo territorio di trasformare il legno in prodotti riconoscibili e apprezzati ben oltre i confini della valle.
È stato però solo una volta rientrato a casa, ripensando alla mostra e alle vicende che avevo scoperto, che ho capito quanto la storia della bottega Moroder meritasse un approfondimento. Non si trattava soltanto di raccontare una tradizione artistica, ma di ricostruire una vicenda familiare e imprenditoriale, intrecciata con la storia culturale della Val Gardena.
Detto, fatto. Poco tempo dopo sono tornato a Ortisei per incontrare Wolfgang Moroder, discendente della famiglia protagonista della mostra e soprattutto la persona che si è impegnata in prima persona per renderla possibile.
È stato un incontro particolarmente piacevole. Wolfgang si è dimostrato un interlocutore prezioso, non soltanto per la conoscenza della storia familiare e per la passione con cui ne custodisce la memoria, ma anche per la squisita disponibilità e la garbatezza dei modi. Una cortesia autentica, di quelle che rendono una conversazione piacevole ancora prima che interessante.
Non voglio però anticipare troppo di ciò che ci siamo raccontati. La storia della bottega Moroder, e il suo intreccio con la tradizione artistica della Val Gardena, è al centro del servizio di copertina del nuovo numero di QuiBolzano, in distribuzione da oggi.
Una versione più breve dell’intervista a Wolfgang Moroder andrà inoltre in onda questa settimana nella mia rubrica Bolzano, racconti dalla città. su Radio Dolomiti, Trento.
https://abo.athesiamedien.com/beleg-exemplar/f9d07e050f20c0f35ec737832#page=4








