Il 10 e 11 ottobre tornano le Giornate FAI d’Autunno, un’occasione per scoprire luoghi del nostro patrimonio storico e artistico normalmente poco accessibili o sconosciuti al grande pubblico.
Ma come si organizzano queste aperture straordinarie? Chi sceglie i luoghi, come si ottengono i permessi e quanto lavoro c’è dietro un evento di questo tipo?
Ne ho parlato con Arianna Orsini del gruppo FAI giovani di Bolzano, quando ancora non poteva anticiparmi i luoghi. È stata l’occasione per porle alcune domande sugli aspetti meno visibili dell’organizzazione: dalla scelta dei luoghi ai preparativi necessari per rendere possibili le visite.
Nel frattempo, i luoghi sono stati svelati: a Bolzano si potranno visitare alcuni spazi del complesso dei Francescani, comprese cappelle nell’area della clausura normalmente chiuse al pubblico. Tutti i dettagli sono disponibili sul sito ufficiale del FAI.
La nostra conversazione è andata in onda venerdì 2 e domenica 4 ottobre 2026 su Radio Dolomiti, all’interno della mia rubrica «Bolzano, racconti dalla città».
Ho passato il fine settimana a smanettare su kiasma.it. Un po’ per necessità — privacy, GDPR e altre amenità — e un po’ perché, già che c’ero, ho cominciato a rimettere mano alla parte storica del sito. Per anni il punto di partenza era kiasma.it/blog e da lì, attraverso il menu a panino, si accedeva alle varie sezioni. Quel menu ero convinto di averlo ormai perso. Invece sono riuscito a riesumarlo e, insieme a lui, sono tornate alla luce alcune chicche: i vecchi “consigli per gli acquisti”, le pagine dedicate alle persone molto alte, le sezioni in cui raccontavo chi sono. O meglio, chi ero. Soprattutto, quel menu permette di nuovo di navigare nel sito, da desktop e da mobile, andando indietro di vent’anni e più attraverso temi, sezioni e cronologia. Una specie di archeologia digitale che, devo ammettere, mi sta divertendo parecchio. E scavando mi sono reso conto anche di un’altra cosa. Non ultimo grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, sto finalmente cominciando a intravedere una possibile organizzazione del mio copioso archivio audio, dando un ordine a una produzione radiofonica che, in forme e contesti molto diversi, attraversa ormai quarant’anni. Dentro il dominio, intanto, ho recuperato e messo in salvo più di un gigabyte di vecchie trasmissioni e progetti. Tra questi c’è Fattore K, il progetto del 2005 dedicato alla tutela del diritto d’autore e uno dei miei primi esperimenti con quello che allora era ancora un mezzo tutto da scoprire: il podcast. Erano davvero gli inizi e, per un periodo, Fattore K riuscì persino ad affacciarsi, a tratti, nella Top 100 dei podcast di iTunes. Un piccolo risultato reso possibile anche dal fatto che allora eravamo ancora in pochi. Poi il podcasting cominciò a prendere piede sul serio e Fattore K venne inevitabilmente sommerso, in termini di ascolti, da un’offerta che cresceva a velocità impressionante. Ma, ripensandoci oggi, mi sento un po’ un pioniere di quella sperimentazione: si provavano linguaggi, strumenti e forme di distribuzione quasi mentre nascevano. E in quel piccolo mondo ho incontrato anche persone con cui sono rimasto in contatto fino a oggi. C’è poi Radio Crossing, sempre del 2005, un progetto artistico realizzato insieme a Denis Isaia, che praticamente non sento da allora e che nel frattempo ha fatto parecchia strada nel mondo dell’arte. Era un progetto audio sviluppato nell’etere di Radio Tandem e ospitato proprio da Fattore K. A rivederlo oggi fa un certo effetto anche ricordare come era stato costruito: feed RSS, spazio web direttamente sul sito e musiche libere da copyright, proprio per non incappare nei problemi di diritto d’autore di cui il progetto stesso si occupava. Una necessità che allora mi aveva costretto a sperimentare strumenti e soluzioni che oggi sembrano normali, ma che vent’anni fa lo erano decisamente meno. E questo è solo un pezzo di ciò che vorrei far confluire, poco alla volta, in kiasma.it. Ci sono gli archivi de La Musica Dentro e le interviste realizzate per il podcast della Ripartizione Cultura italiana Alto Adige Cultura, pubblicate in Creative Commons. Il materiale c’è. Quello che ancora manca è un’interfaccia che permetta di ritrovarlo, ascoltarlo e attraversarlo con un minimo di criterio. Arriverà. C’è poi Tilleriste, una sezione che ormai è ai blocchi di partenza da fin troppo tempo: un archivio audio dedicato a quarant’anni di interviste, per riportare alla luce almeno una parte delle voci e degli incontri raccolti nel corso degli anni. Prima o poi dovrà pur decidersi a partire. Naturalmente rimettere in circolazione tutto questo significa fare i conti anche con un web che nel frattempo è cambiato. All’epoca avevo disseminato il sito di video incorporati e altri contenuti esterni; oggi ho dovuto rimetterci mano, inserendo avvisi e qualche precauzione in più per privacy e GDPR. Un lavoro decisamente meno affascinante della riscoperta delle vecchie pagine, ma necessario. Molte di quelle pagine, poi, non vengono aggiornate da una quindicina d’anni. E rileggersi a distanza di tanto tempo è un’esperienza piuttosto singolare: è come incontrare un altro me, abbastanza familiare da riconoscerlo e abbastanza lontano da poterlo guardare con curiosità. Adesso ci sarà parecchio da rivedere, aggiornare e sistemare. Ma alla fine di questo fine settimana passato a scavare sono piuttosto soddisfatto: una parte di kiasma.it che credevo quasi perduta è tornata navigabile. E intorno a quella parte comincia a prendere forma qualcosa di più grande: un archivio di pagine, voci, interviste, trasmissioni e progetti che attraversa più di vent’anni di web e, quando si parla di radio, arriva ancora più indietro. Per qualche tempo la parte storica raggiungibile da kiasma.it/blog convivrà quindi con quella più recente che oggi si apre direttamente su kiasma.it. È una soluzione pro tempore: il vecchio menu dovrà essere progressivamente integrato nella nuova struttura e anche i collegamenti esterni andranno rivisti e ripensati. Quanto durerà questa strana convivenza dipenderà soprattutto dal tempo che riuscirò a rubare alle notti di sonno. Nel frattempo, il Till di allora continuerà ad abitare le vecchie pagine, mentre quello di oggi proverà a fargli spazio senza sfrattarlo. Due Till sotto lo stesso dominio, separati da quindici anni — e, in qualche angolo, anche da più di venti — costretti a condividere casa, memoria, vecchie trasmissioni e menu a panino
Due incontri, tra l’Adige e i Francescani, per raccontare persone, patrimonio e territorio.
Nel nuovo numero di QuiBolzano, in distribuzione da oggi, racconto due storie diverse. A unirle sono il territorio, lo sguardo con cui lo osserviamo e, soprattutto, le persone che creano relazioni.
La prima storia segue il corso dell’Adige. Un fiume che attraversa l’Alto Adige e il Trentino e che, anche nei momenti più drammatici della sua storia, ha unito i due territori. Le piene e le alluvioni non conoscono confini amministrativi e hanno lasciato tracce nel paesaggio, negli archivi e nella memoria delle comunità.
Da questa memoria condivisa nasce “Terre sommerse – Piene e inondazioni dell’Adige nella fotografia regionale”, la mostra al Museo Mercantile di Bolzano che mette insieme fotografie, documenti e immagini provenienti da archivi altoatesini e trentini.
Mi interessa particolarmente ciò che c’è dietro il progetto: istituzioni diverse che collaborano, patrimoni che vengono messi in relazione, persone che fanno dialogare materiali e storie appartenenti allo stesso territorio, al di là dei confini provinciali.
Tra queste c’è Marlene Huber dell’Ufficio Film e media della Provincia autonoma di Bolzano, abituata da anni a lavorare con il materiale fotografico d’archivio. Ed è proprio l’incontro tra professionalità ed esperienze maturate sui due versanti del confine provinciale a rendere possibili progetti di forte impatto come questo, capaci di ricomporre attraverso le immagini una storia che è, in realtà, comune.
Il secondo articolo resta invece a Bolzano. Con le prossime Giornate FAI d’Autunno, il complesso dei Francescani apre infatti anche le porte delle cappelle normalmente chiuse al pubblico: un’occasione per scoprire luoghi che fanno parte della città e che, proprio perché spesso inaccessibili, rimangono fuori dal nostro sguardo quotidiano.
Qui il mio incontro è stato con Arianna Orsini del Gruppo FAI Giovani di Bolzano, che mi ha raccontato non soltanto le aperture, ma anche il lavoro e le persone che rendono possibile far conoscere questi luoghi.
Un fiume tra Alto Adige e Trentino, alcune porte che si aprono nel cuore di Bolzano. Due storie molto diverse, accomunate forse da una cosa semplice: i territori diventano davvero interessanti quando qualcuno crea le relazioni che permettono di raccontarli.
Grazie a Marlene Huber e Arianna Orsini per la disponibilità e, soprattutto, per le storie che mi hanno permesso di raccogliere.