Ascolti di funzione

Ho ripreso ad ascoltare molta musica. Anzi, a essere più preciso, dovrei dire che ho ripreso ad ascoltare molto.
Soprattutto durante i frequenti spostamenti in auto. Musica, certo, ma anche audiolibri, podcast, voci e storie. Mi sto accorgendo che non sempre scelgo cosa ascoltare soltanto perché mi piace. A volte lo scelgo perché mi serve: mi tiene compagnia, mi aiuta a rimanere concentrato, qualche volta semplicemente mi tiene sveglio quando davanti ci sono ancora parecchi chilometri.

Proprio guidando sto riscoprendo anche la potenza della parola ascoltata. Gli audiolibri, innanzitutto, ma anche i podcast narrativi.

Recentemente, più per praticità che per una scelta ragionata, su Spotify mi sono imbattuto in Il Mostro di Nerola, dedicato alla storia vera di Ernesto Picchioni e a una vicenda di cronaca nera dell’Italia del secondo dopoguerra.

La storia è inquietante, ma a colpirmi è stato anche il modo di raccontarla: la voce, il montaggio, i tempi, la musica e quel lavoro di sound design che costruisce uno spazio intorno alle parole. È un filone che conosco ancora poco e che vorrei approfondire. Intanto, in automobile, ha funzionato benissimo: per chilometri sono rimasto dentro la storia.

E proprio la parola funzionato mi ha riportato a un concetto che mi porto dietro da molti anni: quello della musica di funzione.

L’ho sentito usare per la prima volta da Sergio Messina, durante una sua conferenza. Non ricordo più le parole esatte, ma ricordo benissimo uno degli esempi che fece: i canti dei battipali.

Mi affascinò l’idea di una musica che non nasce necessariamente per essere ascoltata. Una musica che serve. Che accompagna il lavoro, scandisce il ritmo, coordina uno sforzo, aiuta ad affrontare la fatica.

Quell’immagine mi è rimasta dentro.

E, fatte tutte le debite proporzioni, mi sono accorto che anch’io ho i miei ascolti di funzione.

Ci sono musiche che funzionano quando devo guidare la sera, altre quando ho bisogno di concentrarmi. E ci sono momenti nei quali una voce che racconta una storia riesce a farmi compagnia molto meglio di una playlist.

Non necessariamente quello che funziona in automobile è quello che sceglierei di ascoltare a casa.

È cambiata la funzione, e cambia l’ascolto.

Forse è questo che sto riscoprendo durante tutti questi chilometri: non soltanto il piacere di ascoltare, ma anche quello di trovare, di volta in volta, l’ascolto giusto per il momento.

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