Upload – votare la propria band preferita sul sito del quotidiano Alto Adige

Dopo anni di ascolto assiduo di demo, avevo perso l’abitudine a questa attività. Oggi mi ci sono ri-dedicato, anche se è stato più un gioco. Da qualche anno a questa parte il Servizio giovani della Provincia autonoma di Bolzano organizza Upload, un concorso-festival per gruppi emergenti da tutta Europa (questo il sito). Tra le molte selezioni ve ne è una riservata al voto del pubblico che, collegandosi al sito del quotidiano  Alto Adige può ascoltare dieci nuove proposte musicali e votarle. Alla fine del sondaggio, il brano che avrà ricevuto più clic si aggiudicherà il premio Upload-Alto Adige/Trentino on line e potrà esibirsi sul palco durante le serate finali del festival.
L’esercizio da fare è simpatico e senza pretese. Anzi penso proprio che il mio voto qui conti poco o niente, considerato che le band verranno votate dagli amici e dagli amici degli amici. Però l’idea è carina. Soprattutto se ci si impone di ascoltare integralmente (!) i dieci brani, di gruppi magari sentiti di nome, ma che non ho avuto, ancora, la possibilità ed il piacere di ascoltare dal vivo.

Alla fine del primo giro di ascolto, ho salvato 4 brani, anche se ancora non so a quale darò la mia preferenza.

Moscaburro: October’s rain

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Ai primi giri di accordi di chitarra li avevo già mentalmente bocciati. Il brano si fa interessante quando entrano in supporto alla voce maschile, su linee melodiche diverse, le due voci femminili. Musica d’altri tempi. Molto affascinante…

Hill Street Blues Band: Let’s Stop to meet

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Motivazione analoga per la Hill Street Blues Band. Due le voci in questione, una maschile ed una femminile, con la prima in supporto alla seconda. Il brano è molto piacevole e più strutturato rispetto al precedente. Ma ad affascinarmi sono le voci.

Neurotic Maze: Behind a wall of glass

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Genere totalmente diverso per il producer bolzanino Hannes Hofer che si presenta come Neurotic Maze. Elettronica sì, ma con un tocco che non saprei come definire. Proverei con interessante…

Kepsah: Oltre

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Detto questo, spesso per imporsi in una competizione non basta essere bravi, ma proporre qualcosa di insolito, di forte. E decisamente forte è il brano proposto dei trentini Kepsah. Rullante a cadenza marziale, voce recitata, almeno nell’intro L’influenza dei Massimo Volume appare evidente, eppure il brano al primo ascolto prende ed anche il testo è tutto fuorché banale. Kepsah.

(I player sono collegati ai file mp3 pubblicati dal quotidiano.)

Per finire, il link con la pagina web del quotidiano Alto Adige su cui votare i vostri brani preferiti:

http://temi.repubblica.it/altoadige-sondaggio/?pollId=2626

One thought on “Upload – votare la propria band preferita sul sito del quotidiano Alto Adige”

  1. Devo dire che fra tutti i brani, quelli acustici sono quelli che mi convincono di più. Le band Tirolesi (forse più in area tedesca) hanno sempre avuto una certa predilezione per il folk e il blues, ed ora, innestandosi nella grande e già avviata corrente globale di riscoperta di questo tipo di sonorità – butto lì i The Daydream Club – , cominciano ad acquisire un certo spessore, in particolare, concordo, sotto il profilo vocale. Dal punto di vista della produzione a mio avviso ci sono ancora delle cosette da sistemare e dei nodi da sciogliere. Trovo, ad esempio, la successione dei due assoli del brano degli Hill Street Blues Band, un po’ fuori tono, gratuita dal punto di vista strutturale, lunga (un minuto su 3:58 di brano) e legata ad una tradizione ormai totalmente desueta.

    Nonostante la ovvia ed immediata associazione di altre esperienze (Massimo Volume ma anche il Zamboni dello spettacolo sui CCCP CSI) mi ha fatto piacere a riscoperta da parte dei Kepsah di un suono così scarno e soprattutto di una tematica così smaccatamente demodè. Un plauso a chi non ha paura di citare l’altopiano di Asiago, Padova, di usare il termine Kaiserjäger ed innestare qualche frasetta in tedesco (ed i Kepsah, a quanto leggo qui, sono trentini). E’ la riscoperta di una Storia ancora tutta da raccontare. E non solo ai trentini/sudtirolesi.

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