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RAI Sender Bozen · anni ’90 · Deutsch

RadioSignale

Ho collaborato a RadioSignale, trasmissione di RAI Sender Bozen, oggi RAI Südtirol, entrando nel gruppo degli autori insieme a Reinhold Giovanett, Christoph “Zucco” Franceschini e Martin Silbernagl. Tra le altre cose, ho realizzato alcune puntate dedicate alla presentazione di dischi.

RAI Sender Bozen · 1998 · Deutsch

RSU – Rifiuti Solidi Urbani

Quando arrivai a RAI Sender Bozen avevo già alle spalle diversi anni di esperimenti radiofonici. Radio Tandem, fin dalla seconda metà degli anni Ottanta, era stata la mia palestra: un luogo nel quale avevo potuto sbizzarrirmi, sperimentando con la musica e con le possibilità espressive della radio.

Entrare alla RAI significava ritrovare quella libertà in un contesto completamente diverso, professionale, con studi, tecnici e mezzi a disposizione. Sender Bozen dava ampio spazio alla cultura giovanile e alle sue espressioni, una caratteristica che avrebbe mantenuto anche negli anni successivi.

A portarmi in quell’ambiente fu, se ben ricordo, Reinhold Giovanett. Ci conoscevamo già attraverso il giornalismo e soprattutto attraverso la scena musicale locale: lui scriveva per ff, io per Il Mattino dell’Alto Adige e lavoravo alle mie trasmissioni su Radio Tandem. Reinhold era già allora uno dei motori di quella scena: bassista degli Still Blind e animatore del centro giovanile di Cortaccia, uno dei luoghi nei quali trovavano spazio proposte musicali alternative e d’avanguardia per la realtà altoatesina di quegli anni. Ci incontravamo ai concerti, alcuni dei quali lui stesso contribuiva a organizzare, e condividevamo molti interessi.

Per me fu un passaggio affascinante: poter arrivare con un’idea, avere a disposizione uno studio e delle professionalità capaci di trasformarla in una vera produzione radiofonica e, per la prima volta, essere anche pagato per farlo. Di quell’esperienza mi affascinava soprattutto la libertà di espressione che avevo. La RAI mi consentiva, per esempio, di dedicare un’intera trasmissione a una band come gli RSU.

Il processo di produzione, rispetto a oggi, era decisamente più complesso. A casa preparavo i contenuti e potevo premontare gli O-Töne, gli Originaltöne, cioè le voci originali degli intervistati, che registravo a monte su MiniDisc. Preparavo i testi per le traduzioni e per la parte narrativa e, soprattutto, costruivo nel dettaglio la successione della trasmissione.

Poi portavo tutto nella sede RAI di Piazza Mazzini a Bolzano. In studio venivano registrate le voci degli speaker dell’emittente, che dovevano essere prenotati, e venivano inseriti anche i brani tratti dal CD – o dai CD – del gruppo. Quello che oggi si potrebbe assemblare interamente al computer doveva allora essere progettato e comunicato al tecnico di studio.

Un ruolo fondamentale era quello del programmista-regista, una sorta di chiave d’accesso tra l’idea dell’autore e la sua realizzazione tecnica: era la figura che permetteva di tradurre il progetto della trasmissione nel lavoro concreto con lo studio e con i tecnici. E di questi ultimi conservo un ricordo molto vivo: veri artigiani del suono, capaci di costruire una trasmissione lavorando materialmente sul nastro, con una precisione e una manualità che appartengono a un’altra epoca della radio.

Per me, allora giovane e appassionato di musica “altra”, poter raccontare attraverso RAI Sender Bozen, la radio RAI in lingua tedesca per la provincia di Bolzano, una band come gli RSU significava avere a disposizione uno spazio di grande libertà espressiva. Erano una delle formazioni che sentivo più all’avanguardia e, riascoltandoli oggi, trovo ancora sorprendentemente attuale il loro approccio.

In quella trasmissione, per esigenze di produzione, prestai anche la voce ai protagonisti maschili nella traduzione tedesca, mentre la parte narrativa, che avevo scritto io, fu affidata a una delle voci del giornale radio di RAI Sender Bozen, con quella dizione molto impostata tipica dell’informazione radiofonica dell’epoca. Il contrasto era notevole: quella voce istituzionale si trovava a raccontare gli RSU, una band industrial dalle sonorità dure e vicine al metal. Anche questo, riascoltato oggi, restituisce qualcosa della libertà e della particolarità di quell’esperienza radiofonica.