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Voluto o meno, La Repubblica ha deciso di dedicare un’intera pagina ad una intervista a Marco Baroni (l’articolo è anche reperibile online qui) lo stesso giorno della diretta, dandoci uno spunto per la chiacchierata. Ed abbiamo scoperto che il nostro ospite non è una persona qualunque 😉

Gran bella puntata!

Sarà Marco Baroni il primo ospite de La Musica Dentro

MarcoBaroni
La Musica Dentro lascia spazio alla musica del primo ospite della stagione. Ospite che sarebbe dovuto intervenire già nel corso della passata stagione, e sono felicissimo che abbia deciso di fare una capatina a Radio Tandem nella sua prossima rimpatriata. Come sempre sono io a chiedere agli ospiti due righe di autopresentazione. Di seguito quella di Marco Baroni.
Dopo maldestri tentativi da dj adolescente e shoegazer bolzanino, Marco si e’ dedicato agli studi accademici. Al momento, si trova a Parigi, dove cerca di far evolvere macchine intelligenti presso il laboratorio il Facebook Artificial Intelligence Research lab.
L’appuntamento è per mercoledì 18 ottobre a partire dalleore 21 sui 98.400 MHz di Radio Tandem (possibilitá di live streaming dal sito, o tramite app come Tune In Radio)

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l’11 ottobre è ripresa La Musica Dentro. Con quest’anno entra fisso in squadra anche Marco Ambrosi, che è stato mio compagno di viaggio di diverse avventure musicali radiofoniche e non. In questa prima puntata ognuno di noi -quindi Marco, Woody ed io- è arrivato in studio con delle proposte di sigla. Fondamentalmente l’abbiamo scelta in diretta, quindi con questa puntata salutiamo i Pioneers!

Mercoledì 11 ottobre riprende La Musica Dentro!!!

lmd fotoMercoledì 11 ottobre riprende La Musica Dentro!!! A partire dalle ore 21, sui 98.400 Mhz di Radio Tandem, potrete sentire le voci mia, di Woody e di Marco Ambrosi disquisire di musica! La novitá è l’entrata in squadra di Marco. I giorni prima dell’inizio della stagione, per noi sono di confronto. Si tratta infatti di scegliere la sigla che ci accompagnerà nei prossimi mesi. Abbiamo quindi deciso di spostare il confronto in trasmissione, In fin dei conti anche questa è musica dentro. Ognuno di noi ci vede qualcosa. Noi come sempre cuciniamo in diretta… quindi: per sapere come andrà a finire, vi tocca ascoltarci!

Come la passata stagione, la prima puntata di ogni mese sarà condotta insieme a Turkish e G del sito di recensioni Debaser!
Sul fronte web, penso che continui a farci compagnia l’immagine di Angelo Monne (presa da qui), che secondo me rappresenta ancora al meglio il concetto di  musica dentro – vista non come elemento piacevole, ma più come musica di funzione, che interpreto come funzionale (per stare bene, per sfogarsi, per scaricarsi, ecc.)

La Musica Dentro quest’anno sarà replicata il venerdì mattina alle 10.35

Tutte le trasmissioni sono ascoltabili qui: www.lamusicadentro.it

A volte ritornano

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E’ stato due volte lui l’ospite de La Musica Dentro. Inoltre è stato presente in studio in occasione delle due puntate con Mauro Ferrarese e di quella con Luca Moresco. Sin dall’inizio mi sarebbe piaciuto tirarlo in squadra ed ecco che finalmente mercoledì 18 gennaio entra ufficialmente in squadra. La panchina è lunga: negli anni mi hanno affiancato alla conduzione (ordine sparso – se dimentico qualcuno, me ne scuso preventivamente) Monika Callegaro, Antonio Vaccaro, Maura Bellinazzi, Alois Pirone, Stefano Bonifacio, Sarah Orlandi, Stefan Degasperi. Quest’anno a condurre ci siamo io e Woody. Ma domani ci sarà anche Marco Ambrosi – per anni collaboratore della Radio – che questa volta interviene “alla pari”, e speriamo che sia l’inizio di una lunga (ri)collaborazione. Ci troveremo a parlare di musica, a proporre i nostri ascolti. Insomma lo spirito sarà quello della chiacchierata tra amici. L’appuntamento è per mercoledì 18 gennaio dalle ore 21 sui 98.400 in FM di Radio Tandem (dal sito possibilità di ascoltarci in live streaming)

La Musica Dentro di Till Mola (aka kiasma) (#17)

Chi mi accompagna nell’avventura de La Musica Dentro, prima di entrare nella parte del conduttore o della conduttrice, è venuto/a in trasmissione come ospite. Vale(va) per tutti, tranne che per me.
Ecco, grazie alle pressioni di Alois, l’ospite della trasmissione del 16 marzo sono stato io e mi sono divertito moltissimo. Spero che possiate apprezzare anche voi!

Gli Einstürzende Neubauten al Transart Festival (Bolzano)

en4_71Sono stati uno dei gruppi che maggiormente mi hanno influenzato.
Probabilmente non sarei chi sono se non ci fossero stati loro, gli Einstürzende Neubauten. Radio Tandem fece parte della cordata che li portò a Bolzano nell’ormai lontano 1992 – insieme all’associazione culturale Fragole & Panna di Laives e la SH, ora SH/ASUS, l’associazione degli studenti universitari altoatesini, dove al tempo lavorava Reinhold Giovanett, il quale è stato per lunghi anni uno dei motori della scena dei concerti alternativi da metà degli anni 80 ad oggi.
I Neubauten presentavano il doppio cd “Strategies against Architecture 2”, quindi una sorta di best of – con la conseguenza che anche il concerto fu un best of, ovvero una raccolta dei successi. Bellissimo!!! Bellissima anche la location: lo stadio del ghiaccio alla Sill, a ridosso del torrente Talvera.

Ma chisono i Neubauten oggi? Qualche anno fa, Transart portò all’Alumix Blixa Bargeld. E quella volta non mi piacque (questo il post, scritto a suo tempo con l’amico Marco Ambrosi).
Il concerto di mercoledì 16 settembre è sempre promosso dal festival Transart. Gli Einstürzende Neubauten proporranno lo spettacolo “Lament”, che è anche un cd – un viaggio nelle atmosfere del conflitto che 100 anni fa scosse il mondo intero ed è frutto di una lunga ricerca sonora e documentaristica.

Più che un concerto, sarà una performance del loro ultimo lavoro. In rete si trovano alcuni loro spettacoli recenti (come quello in fondo al presente post), e le atmosfere si preannunciano senonaltro intriganti.

Alla fine penso che al concerto andrò, anche se devo ammettere che l’interesse non è quello di un tempo. C’è chi dice che ora i Neubauten siano mainstream. Io ho visto il video di una loro recente performance e mi sento di dire che no, non li ritengo tali. Ma aspettiamo mercoledì. Vi saprò dire.

Qui il link alla pagina dell’evento!

PS.Il prezzo mi sembra altino, tuttavia apprezzo molto la formula: prevendita 25 Euro, cassa serale 30 – in linea con quanto accade p.es. in Germania.

 

 

Mr. Alex ospite a La Musica Dentro! ascoltalo da qui!

La Musica Dentro – 9 marzo 2015 – # 20 (Radio Tandem – ospite Mr. Alex) by La Musica Dentro (Radio Show) on Mixcloud

#5: è Marco Ambrosi l’ospite con La Musica Dentro

La Musica Dentro – seconda stagione – # 05 (Radio Tandem – ospite Marco Ambrosi) by Till Mola (A.K.A. Kiasma) on Mixcloud

Megaupload

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Ebbene sì, hanno chiuso Megaupload. Nel caso di questo servizio le cose stanno un po’ diversamente rispetto al P2P. Però è un dato di fatto che gli spot raccolti per i 33 anni di Radio Tandem, caricati su Megaupload, non infrangono il diritto d’autore. Era semplicemente comodo averli lì, scaricabili ad una velocitè decente…

Cos’è 33 1/3 Spot (dal sito di Radio Tandem)

Marx? Karl o Groucho?

Verso la fine degli Ottanta venne addirittura preparato un elaborato di laurea al Dams di Bologna dedicato agli spot di Radio Tandem.

Effettivamente, senza saperlo, avevamo creato qualcosa di nuovo, quantomeno sicuramente di diverso.

Nell’ultimo anno dei Settanta, quando per riempire le tante ore senza programmi effettivi, decisi di far acquistare alla Radio un mitico registratore a bobine che trasmettesse musica, mi ritrovai a dover risolvere un classico problema: il nastro di una bobina – a velocità normale – poteva avere una massima durata di 6 ore: 3 per ogni lato. Ovvio che, almeno una volta ogni mezz’ora, sarebbe stato intelligente indicare all’ascoltatore cosa stesse ascoltando o – vista la jungla di emittenti che operavano in quegli anni – su quale frequenza fosse collegato. Cercando di lavorare con quella necessaria creatività che ci eravamo dati quale segno distintivo rispetto alle radio colleghe, scelsi fin dall’inizio la strada del non-sense partendo da un presupposto stupido: tutte le altre radio sparavano ogni tre minuti, l’ora esatta, il nome dell’emittente e – in caso – il titolo della trasmissione che stava andando in onda. Perché dare indicazioni così semplici e per certi versi idiote? Se qualcuno era sintonizzato sui nostri 98.400 MHz, perché ricordarglielo e perché – dato che la musica che stava ascoltando era una ponderata scelta di cose “intelligenti” (lo scrisse Saviane sull’Espresso in un articolo che presentava Bolzano, citando la radio innanzitutto per una scaletta musicale “tra le migliori dell’Italia contemporanea”) – interrompere un senso “culturale” di ascolto, dicendo l’ora esatta piuttosto che le condizioni del tempo (entrambi cavalli di battaglia di un modo di fare radio decisamente “americano”)?

Oltretutto avevo davanti il problema del fatto che quelle bobine avrebbero girato per giorni, mesi e anni senza dunque la possibilità di rendere il “tempo presente”. Oltre a dunque una colonna sonora che sarebbe dovuta necessariamente restare nel tempo, scelsi frasi assolutamente assurde, provocatorie, casuali, atemporali.

Credo che la prima, dopo i primi 5-6 brani registrati fu una cosa tipo “ma perché stai ascoltando Radio Popolare?”… buttata lì così, d’amblé, un po’ sinistra e paurosa, un po’ scema e un po’ no ma che avrebbe forse fatto tendere l’orecchio più che il solito rifritto jingle musicale con il coretto che canticchia il nome della radio e che molti a quel tempo verificavano quale simbolo di acuto professionismo.

Non eravamo forse brutti, sporchi, cattivi e di sinistra e senza tutti quei tacchi a spillo dalle voci incredibilmente uguali ed impostate che inondavano le moquette delle radio che, in quel tempo, contavano in città?

Dalla prima idea di ciò che allora non chiamavamo neanche lontamente “spot”, nelle bobine successive andai ovviamente incontro ad un logico lavoro di affinamento. In radio non avevamo un vero e proprio studio di registrazione affiancato alla sala trasmissione primaria, per cui o si lavorava di notte oppure si chiedeva aiuto. Lo trovai dagli amici dello studio Prisma, in qualche modo attrezzato sicuramente in modo più professionale e che, al tempo, produceva lavori di sonorizzazione e produzioni multimediali. Senza rompere le scatole, chiesi gentilmente le chiavi e gli orari in cui non avrei trovato nessuno. Lì con un semplice mixer, un buon microfono ma anche e soprattutto un minimo rack di effetti (unità di riverbero, eco e poco altro che nemmeno usai) e una piccola collezione di dischi di effetti sonori (a quel tempo li possedevano solo i rumoristi della Rai in storica eredità dei gloriosi studi londinesi della BBC), passai alla “fase due” o, in altre parole, un modo più serio di registrare quei piccoli interventi di pochi secondi che avrebbero trovato posto nelle famose bobine.

Funzionava. E gli ascoltatori ci fermavano per strada anche perché avevano riconosciuto un nuovo mondo di vivere radiofonicamente; anche dall’altra parte del microfono e delle antenne.

Collateralmente all’idea in nuce degli spot, cominciai a produrre anche dei “richiami” per presentare e lanciare le trasmissioni del palinsesto. Una novità assoluta alla quale nessuno aveva ancora pensato, mentre oggi è un reale “must”, specialmente televisivo.

La Radio, a cavallo fra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta, stava intanto vivendo un importante momento politico che sfociò nel fondamentale incontro con il movimento verde-alternativo di “Nuova Sinistra – Neue Linke”, guidata (dal 1978 e per tre legislature, nelle sue varie evoluzioni) da Alexander Langer. Rimando gli interessati agli importanti scritti che raccontano la nascita del periodico Tandem e della trasformazione della rionale Radio Popolare in quella Radio Tandem che – anche a livello radiofonico – celebrava la volontà di due culture di pedalare insieme e non contrapposte come sembrava avere voluto la storia post-bellica di questi territori.

Avevamo dunque innanzitutto e fondamentalmente una vera e propria redazione. Nella sede della piccola casettina a due piani di via Lungo Isarco, Tandem era un piano superiore con una sala riunioni redazionale e un piano inferiore con due piccole stanzette nelle quali viveva la radio.

Fu in occasione del censimento del 1981 e delle vicine tornate elettorali per provinciali e comunali che i giochi diventarono seri e che la radio espresse un primo importante momento di raccolta sociale.

Durante una riunione diventata poi storica, nella quale si sarebbero dovute prendere decisioni importanti per il futuro della parte radiofonica del progetto Tandem, Alex prese la parola per illustrare, fra il resto, anche il modus operandi di Radio Radicale. La sua idea, mutuata da quella di Marco Pannella, era anche quella di trasformare la radio in uno strumento di pura campagna elettorale, una sorta di importante e qualificato megafono delle idee base che guidavano il movimento cittadino di allora. Istanza sicuramente buona per certi versi ma che avrebbe però spostato il baricentro del progetto. Ci sarebbe da fermarsi e scrivere pagine a riguardo ma, per brevità, diremo dunque che si trattava – in nuce – di potenziare il giornale, trasformando la radio in un giornale da ascoltare. Dirette parlamentari, trasmissioni fiume in filo diretto con gli ascoltatori specialmente nei periodi di campagna elettorale e via di conserva. Si trattò dunque di scegliere. Presi la parola e, appoggiato da Dominikus Andergassen, Marco Trentin e Antonio Vaccaro, difesi invece una linea più “artistica” della scelta radiofonica e con un prolisso intervento, conclusi alla fine che accettando la proposta, si sarebbe sì vissuto qualcosa di certamente importante per tutti, ma che – allo stesso tempo – avremmo dovuto prepararci ad abbandonare un’idea di radio diversa che stavamo invece perseguendo anche grazie alla musica scelta in modo alternativo e ad altre trasmissioni che nessun palinsesto delle radio concorrenti, almeno in città, stava ospitando.

Dato che di lì a qualche mese ci sarebbero state delle elezioni comunali, decidemmo salomonicamente per una via che avrebbe forse accontentato le due posizioni, scegliendo così il primo vero momento di impegno “totale” (il secondo sarebbe avvenuto circa dieci anni dopo con l’importante esperienza  di Umberto Gay di Radio Popolare di Milano che guidò la costruzione di una nuovissima redazione), ove redazione giornalistica e redazione radiofonica si fusero e collaborarono alla stesura di un palinsesto ricco di ogni tipologia di sociale radiofonico.

E giocoforza, visto che la Radio (qui è necessaria la “R” maiuscola) aveva accettato di vivere anche “creativamente” ed “artisticamente”, i semplici “richiami” di ascolto si trasformarono in qualcosa di più importante e denso. Non fu necessario cercare per forza altri “addetti” alla parte creativa. Per una sorta di naturale accadimento, alla fine di una classica dura giornata, ci si ritrovava alla sera con la voglia anche di divertirsi insieme. Così, alle tre del mattino di una fredda giornata autunnale, alla fine di una classica riunione generale, mi misi al mixer e approfittando di un’ora in cui sicuramente non ci sarebbe stata molta gente all’ascolto, incominciai a mandare musica dal ritmo sostenuto recitando alla fine di ogni brano trasmesso una sorta di giagulatoria che metteva insieme uno dopo l’altro tutti i vari “comunicati” precedentemente sparsi nelle famose bobine. Dal piano di sopra partirono applausi e risate e dopo pochi minuti, una decina di persone era intorno al microfono a sparare cazzate alla maniera forse dell’Arbore di Alto Gradimento e dunque ben prima dei successi di “Quelli della notte” o di “Indietro tutta” che sarebbero arrivati di lì a poco. In quella notte naque il primo vero spot collettivo. Quel “Una Radio di movimento”, testimoniato anche sul CD che raccoglie alcuni fra gli spot storici della Radio. La fortuna fu quella di avere la possibilità di fare un casino indemoniato alle tre del mattino. La casa di via Lungo Isarco era fondamentalmente isolata, lontana da altre abitazioni e quindi, nove persone che marciavano a ritmo di parata militare sbattendo con forza i piedi all’unisono sulla lunga scala in legno che collegava la radio alla stanza delle riunioni, non sono state un problema.

Da lì in poi il diluvio. Ogni venerdì sera, alla fine delle due-tre ore di discussione accesa, il dottor Jeckyll in noi si trasformava nel più docile ma iconoclasta Hyde, traducendo forse nel suo più perfetto ed originario significato il famoso motto del maggio francese “je suis marxiste de tendence Groucho”.

Gli spot e il conseguente “gruppo spottivo” (praticamente tutta la line-up della Radio con pochissime eccezioni) erano diventati una cosa tremendamente seria; da lì a breve, peculiare caratteristica di una Radio che attorno al collettivo era divenuta un punto di aggregazione importante per molte menti della città.

Un calembour di razze, colori, umori e tematiche decisamente psichedelico dove, alla stregua del futuro Blob televisivo, si riusciva ad inserire un mondo in uno stacchetto di parole e musica di pochi secondi.

Molto pop. Ai Beatles sarebbe piaciuto.

Vittorio Albani

Angelo Monne di Dorgali espone ad Ora

Scoprii casualmente i lavori di Angelo Monne, seguendo un commento al blog 10/01 dell’amico Marco Ambrosi. Fu così che ho conosciuto molti lavori  degli ex studenti dell’ISIA, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, di Urbino (Marco e Angelo sono stati la mia chiave di accesso). Si tratta sostanzialmente di compagni di corsi che si tengono in contatto e che, grazie ad internet, condividono parte dei loro lavori.

La tecnica di Angelo – i disegni sembrano scavati – i colori utilizzati e le atmosfere evocate mi hanno subito colpito, toccando corde molto profonde. Quest’estate ho avuto modo di incontrarlo a Dorgali (NU), il suo paese. Nelle poche ore passate insieme penso di aver compreso il suo profondo amore per la Sardegna, per la sua natura, per le montagne e per il mare.
Con i suoi disegni scritti, quasi delle strisce a fumetto, racconta storie ambientate nella sua terra, di cui è profondo conoscitore, compresa la storia ed i miti. Da esse traspare anche il suo animo ecologista ed il suo j’accuse nei confronti di chi questa sua terra la sta trasformando in nome del turismo. Sono storie di vita di paese. A guardarle e leggerle si respira aria di provincia italiana e i personaggi fanno pensare immediatamente alle maschere tradizionali sarde, metà uomini metà animali. Un mondo fantastico che si mescola col mondo reale e con i problemi reali (preso da qui).
Angelo è un personaggio, come dire, duro e puro. E modesto. Uno che va dritto per la sua strada. E che comunque con il suo lavoro di illustratore riesce a campare, quindi onore al merito.
Ora, Marco Ambrosi è riuscito ad organizzargli la mostra all’interno del bar dell’attivissimo ritrovo Arci Aur-Ora (di fronte alla stazione di Ora) – dall’8 al 21 ottobre (apertura dalle 7 alle 24).
L’inaugurazione è il venerdì 7 ottobre alle ore 19.30, e sarà presente anche Angelo. In questa occasione si potrà acquistare, per 10 euro, anche il libretto “E’ successa una cosa” che, come sottolinea lo stesso Angelo, “è un affare: formato A4, stampato su carta betulla lussuosa, che contiene un’invettiva molto scurrile e c’è pure la mia bella faccia.”
Il libretto in caso è disponibile in forma elettronica qui.

P.S. dimenticavo: Angelo Monne ha un fantastico blog

P.P.S. (13 ottobre 2011)- Qui l’intervista rilasciata da Angelo Monne alla Rai di Bolzano – inserita in una trasmissione del mio podcast

Record Store Day – un anacronismo. o forse no

Oggi 16 aprile, ricorre il Record Store Day, la giornata dei negozi di dischi, luoghi che rappresentano una sorta di luogo sacro nei ricordi di chiunque abbia una collezione di dischi in vinile. In ogni collezione di dischi che si rispetti, ci sono dei vinili con una propria storia, legata a negozietti nascosti, bancherelle, concerti.
Nel 2011 può sembrare anacronistico dedicare una giornata al negozio di musica. Ieri ho letto che tra i padrini dell’iniziativa ci sarebbero Paul McCartney, Ozzy Osbourne e Bruce Springsteen; quest’ultimo ha annunciato qualcosa come “Enterò in un negozio di dischi e ne acquisterò per cinquecento dollari. Sostengo da solo ciò che resta del music business”. Ecco, se la citazione è corretta (presa da questo articolo a firma di Roberto Calabrò), statevene a casa…

Per me il vinile continua ad avere una sua importanza, ma ritengo anche che sia una questione anagrafica. Dubito che ai nativi digitali gliene possa fregare qualcosa. Non ho una gran opinione dei cofanetti e delle special edition. Nel mio piccolo mi piace l’idea di aver resistito all’ipotesi di privarmi del mio modesto archivio e quando mi capita di entrare nel negozio giusto o di sfogliare i dischi nei cartoni delle banane di qualche bancarella al mercato delle pulci, spero di trovare qualche chicca

Se penso al vinile, penso ai negozi di dischi di Bruxelles, penso alla copertina di Endtroducing di DJ Shadow o a High Fidelity di Stephen Frears, tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby. Il negozio di dischi come luogo di scambio culturale, dove confrontarsi sulle novità, cose di questo tipo. Nel mio caso e quella di molti compagni di avventura, questo ruolo l’ha ricoperto Radio Tandem, ma questa è un’altra storia…