Insegnare la musica ai bambini – il caso del Vivaldi (visto da un papà)

Come spesso mi accade ci sono notizie che metto a fuoco solo dopo un po’ di tempo. Ho bisogno di metabolizzarle. Poi, come in questo caso, bruciano
Facciamo un passo indietro: con il recente passaggio dell’Istituto Musicale Vivaldi di Bolzano all’Intendenza scolastica mi aspettavo che qualcosa sarebbe cambiato. Sono uno dei tanti genitori che è riuscito ad iscrivere i propri bambini ai corsi propedeutici di avvicinamento alla musica offerti dall’Istituto. Si tratta di un percorso di circa cinque anni: “gioco musica movimento” per i bambini dell’asilo, “attenti, battenti, cantiamo” per i bambini di prima e seconda elementare e “suono x4” per i bambini di terza e quarta. I corsi sono portati avanti da alcuni insegnanti su impulso di Davide Brazzo; l’idea è di avvicinare i bambini in modo giocoso alla musica consentendo loro di poi scegliere più consapevolmente lo studio di uno strumento . A prescindere dalla loro scelta futura, il corso sviluppa una conoscenza di insieme su cosa sia la musica. Davide è un isegnante che negli anni ha saputo farsi apprezzare da centinaia di genitori per la dedizione con cui affronta il suo lavoro che esula dalla figura preconcetta dell’insegnante musicale: dal suo curriculum si evince una specializzazione nella didattica musicale per bambini (non lo dico io, sta scritto qui).

Ecco, ciò premesso, sono rimasto male, per usare un eufemismo, nell’apprendere che alcuni corsi di alfabetizzazione musicale offerti dal Vivaldi dall’anno prossimo non verranno più seguiti da Davide Brazzo, il quale dovrà insegnare nella scuola primaria. Verosimilmente non si tratta che di un primo passo, che potrebbe avere come conseguenza una modifica dell’offerta formativa rivolta ai bambini da parte dell’Istituto – pardon, della Area Istruzione e Formazione Musicale in lingua Italiana.
Comprendo le motivazioni che possono essere state alla base della scelta strategica di trasferire le competenze del Vivaldi all’interno della scuola, spesso deficitaria nella trasmissione della musica e delle altre discipline creative. Tuttavia la mia sensazione è manchi una progettualità strategica articolata. In questo momento non sembra che sia stata fatta nemmeno una analisi seria sui benefici e sui danni che una scelta di questa portata può portare. Dal tam-tam tra genitori si apprende che sono stati sospesi i saggi di fine anno previsti per diversi corsi. Penso all’analisi su benefici e danni e ritengo che la sospensione rientri nella categoria motivazioni (e non vado oltre).
In questo momento penso alla delusione di molti bambini nell’immediato. Ma la domanda è: come andrà avanti? Alla diminuzione dell’offerta formativa qualificata nei corsi pomeridiani dell’Istituto corrisponde una immediata e qualificata offerta a scuola? Come (sempre che) è stato inserita nei piani didattici l’offerta formativa per i bambini fino ai dieci anni? Gli interrogativi sono molti.

29/04/2013. Aggiornamento: i genitori degli allievi dei corsi di alfabetizzazione musicale hanno ricevuto rassicurazioni sia dal Davide Brazzo che dalla Sovrintendente Scolastica Minnei che il loro malessere è stato intercettato. In particolare la dott.ssa Minnei in una lettera, indirizzata a quanti hanno fatto presente la situazione, sottolinea che “il nuovo Dipartimento istruzione e formazione può mettere in sinergia anche in quest’ambito, le risorse e le competenze maturate con l’esperienza dell’Istituto Musicale Vivaldi. In questi mesi abbiamo cercato di ipotizzare migliori forme di collaborazione con le scuole, partendo proprio da quanto già operato. La riorganizzazione quindi dell’attività musicale è finalizzata semplicemente ad un’ottimizzazione per un sistema più equo, che possa raggiungere tutte le scuole della provincia, facendo dialogare le risorse umane a disposizione. Ecco perché sono state numerose le riunioni con i responsabili di settore dell’Intendenza e della nuova Area musicale, compreso il prof. Brazzo. C’è stata la massima disponibilità ad accogliere quelle che erano le linee di indirizzo dell’Istituto Musicale Vivaldi, nel massimo rispetto della sua autonomia e di know how sviluppato (i verbali di tali incontri lo testimoniano). Ritengo quindi che quanto riportato nella lettera ai genitori possa essere facilmente risolto, considerato che ci siamo immediatamente adoperati per avere un confronto in merito, ben prima che la questione finisse sul giornale.”

(post pubblicato anche sul portale salto.bz)

Megaupload

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Ebbene sì, hanno chiuso Megaupload. Nel caso di questo servizio le cose stanno un po’ diversamente rispetto al P2P. Però è un dato di fatto che gli spot raccolti per i 33 anni di Radio Tandem, caricati su Megaupload, non infrangono il diritto d’autore. Era semplicemente comodo averli lì, scaricabili ad una velocitè decente…

Cos’è 33 1/3 Spot (dal sito di Radio Tandem)

Marx? Karl o Groucho?

Verso la fine degli Ottanta venne addirittura preparato un elaborato di laurea al Dams di Bologna dedicato agli spot di Radio Tandem.

Effettivamente, senza saperlo, avevamo creato qualcosa di nuovo, quantomeno sicuramente di diverso.

Nell’ultimo anno dei Settanta, quando per riempire le tante ore senza programmi effettivi, decisi di far acquistare alla Radio un mitico registratore a bobine che trasmettesse musica, mi ritrovai a dover risolvere un classico problema: il nastro di una bobina – a velocità normale – poteva avere una massima durata di 6 ore: 3 per ogni lato. Ovvio che, almeno una volta ogni mezz’ora, sarebbe stato intelligente indicare all’ascoltatore cosa stesse ascoltando o – vista la jungla di emittenti che operavano in quegli anni – su quale frequenza fosse collegato. Cercando di lavorare con quella necessaria creatività che ci eravamo dati quale segno distintivo rispetto alle radio colleghe, scelsi fin dall’inizio la strada del non-sense partendo da un presupposto stupido: tutte le altre radio sparavano ogni tre minuti, l’ora esatta, il nome dell’emittente e – in caso – il titolo della trasmissione che stava andando in onda. Perché dare indicazioni così semplici e per certi versi idiote? Se qualcuno era sintonizzato sui nostri 98.400 MHz, perché ricordarglielo e perché – dato che la musica che stava ascoltando era una ponderata scelta di cose “intelligenti” (lo scrisse Saviane sull’Espresso in un articolo che presentava Bolzano, citando la radio innanzitutto per una scaletta musicale “tra le migliori dell’Italia contemporanea”) – interrompere un senso “culturale” di ascolto, dicendo l’ora esatta piuttosto che le condizioni del tempo (entrambi cavalli di battaglia di un modo di fare radio decisamente “americano”)?

Oltretutto avevo davanti il problema del fatto che quelle bobine avrebbero girato per giorni, mesi e anni senza dunque la possibilità di rendere il “tempo presente”. Oltre a dunque una colonna sonora che sarebbe dovuta necessariamente restare nel tempo, scelsi frasi assolutamente assurde, provocatorie, casuali, atemporali.

Credo che la prima, dopo i primi 5-6 brani registrati fu una cosa tipo “ma perché stai ascoltando Radio Popolare?”… buttata lì così, d’amblé, un po’ sinistra e paurosa, un po’ scema e un po’ no ma che avrebbe forse fatto tendere l’orecchio più che il solito rifritto jingle musicale con il coretto che canticchia il nome della radio e che molti a quel tempo verificavano quale simbolo di acuto professionismo.

Non eravamo forse brutti, sporchi, cattivi e di sinistra e senza tutti quei tacchi a spillo dalle voci incredibilmente uguali ed impostate che inondavano le moquette delle radio che, in quel tempo, contavano in città?

Dalla prima idea di ciò che allora non chiamavamo neanche lontamente “spot”, nelle bobine successive andai ovviamente incontro ad un logico lavoro di affinamento. In radio non avevamo un vero e proprio studio di registrazione affiancato alla sala trasmissione primaria, per cui o si lavorava di notte oppure si chiedeva aiuto. Lo trovai dagli amici dello studio Prisma, in qualche modo attrezzato sicuramente in modo più professionale e che, al tempo, produceva lavori di sonorizzazione e produzioni multimediali. Senza rompere le scatole, chiesi gentilmente le chiavi e gli orari in cui non avrei trovato nessuno. Lì con un semplice mixer, un buon microfono ma anche e soprattutto un minimo rack di effetti (unità di riverbero, eco e poco altro che nemmeno usai) e una piccola collezione di dischi di effetti sonori (a quel tempo li possedevano solo i rumoristi della Rai in storica eredità dei gloriosi studi londinesi della BBC), passai alla “fase due” o, in altre parole, un modo più serio di registrare quei piccoli interventi di pochi secondi che avrebbero trovato posto nelle famose bobine.

Funzionava. E gli ascoltatori ci fermavano per strada anche perché avevano riconosciuto un nuovo mondo di vivere radiofonicamente; anche dall’altra parte del microfono e delle antenne.

Collateralmente all’idea in nuce degli spot, cominciai a produrre anche dei “richiami” per presentare e lanciare le trasmissioni del palinsesto. Una novità assoluta alla quale nessuno aveva ancora pensato, mentre oggi è un reale “must”, specialmente televisivo.

La Radio, a cavallo fra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta, stava intanto vivendo un importante momento politico che sfociò nel fondamentale incontro con il movimento verde-alternativo di “Nuova Sinistra – Neue Linke”, guidata (dal 1978 e per tre legislature, nelle sue varie evoluzioni) da Alexander Langer. Rimando gli interessati agli importanti scritti che raccontano la nascita del periodico Tandem e della trasformazione della rionale Radio Popolare in quella Radio Tandem che – anche a livello radiofonico – celebrava la volontà di due culture di pedalare insieme e non contrapposte come sembrava avere voluto la storia post-bellica di questi territori.

Avevamo dunque innanzitutto e fondamentalmente una vera e propria redazione. Nella sede della piccola casettina a due piani di via Lungo Isarco, Tandem era un piano superiore con una sala riunioni redazionale e un piano inferiore con due piccole stanzette nelle quali viveva la radio.

Fu in occasione del censimento del 1981 e delle vicine tornate elettorali per provinciali e comunali che i giochi diventarono seri e che la radio espresse un primo importante momento di raccolta sociale.

Durante una riunione diventata poi storica, nella quale si sarebbero dovute prendere decisioni importanti per il futuro della parte radiofonica del progetto Tandem, Alex prese la parola per illustrare, fra il resto, anche il modus operandi di Radio Radicale. La sua idea, mutuata da quella di Marco Pannella, era anche quella di trasformare la radio in uno strumento di pura campagna elettorale, una sorta di importante e qualificato megafono delle idee base che guidavano il movimento cittadino di allora. Istanza sicuramente buona per certi versi ma che avrebbe però spostato il baricentro del progetto. Ci sarebbe da fermarsi e scrivere pagine a riguardo ma, per brevità, diremo dunque che si trattava – in nuce – di potenziare il giornale, trasformando la radio in un giornale da ascoltare. Dirette parlamentari, trasmissioni fiume in filo diretto con gli ascoltatori specialmente nei periodi di campagna elettorale e via di conserva. Si trattò dunque di scegliere. Presi la parola e, appoggiato da Dominikus Andergassen, Marco Trentin e Antonio Vaccaro, difesi invece una linea più “artistica” della scelta radiofonica e con un prolisso intervento, conclusi alla fine che accettando la proposta, si sarebbe sì vissuto qualcosa di certamente importante per tutti, ma che – allo stesso tempo – avremmo dovuto prepararci ad abbandonare un’idea di radio diversa che stavamo invece perseguendo anche grazie alla musica scelta in modo alternativo e ad altre trasmissioni che nessun palinsesto delle radio concorrenti, almeno in città, stava ospitando.

Dato che di lì a qualche mese ci sarebbero state delle elezioni comunali, decidemmo salomonicamente per una via che avrebbe forse accontentato le due posizioni, scegliendo così il primo vero momento di impegno “totale” (il secondo sarebbe avvenuto circa dieci anni dopo con l’importante esperienza  di Umberto Gay di Radio Popolare di Milano che guidò la costruzione di una nuovissima redazione), ove redazione giornalistica e redazione radiofonica si fusero e collaborarono alla stesura di un palinsesto ricco di ogni tipologia di sociale radiofonico.

E giocoforza, visto che la Radio (qui è necessaria la “R” maiuscola) aveva accettato di vivere anche “creativamente” ed “artisticamente”, i semplici “richiami” di ascolto si trasformarono in qualcosa di più importante e denso. Non fu necessario cercare per forza altri “addetti” alla parte creativa. Per una sorta di naturale accadimento, alla fine di una classica dura giornata, ci si ritrovava alla sera con la voglia anche di divertirsi insieme. Così, alle tre del mattino di una fredda giornata autunnale, alla fine di una classica riunione generale, mi misi al mixer e approfittando di un’ora in cui sicuramente non ci sarebbe stata molta gente all’ascolto, incominciai a mandare musica dal ritmo sostenuto recitando alla fine di ogni brano trasmesso una sorta di giagulatoria che metteva insieme uno dopo l’altro tutti i vari “comunicati” precedentemente sparsi nelle famose bobine. Dal piano di sopra partirono applausi e risate e dopo pochi minuti, una decina di persone era intorno al microfono a sparare cazzate alla maniera forse dell’Arbore di Alto Gradimento e dunque ben prima dei successi di “Quelli della notte” o di “Indietro tutta” che sarebbero arrivati di lì a poco. In quella notte naque il primo vero spot collettivo. Quel “Una Radio di movimento”, testimoniato anche sul CD che raccoglie alcuni fra gli spot storici della Radio. La fortuna fu quella di avere la possibilità di fare un casino indemoniato alle tre del mattino. La casa di via Lungo Isarco era fondamentalmente isolata, lontana da altre abitazioni e quindi, nove persone che marciavano a ritmo di parata militare sbattendo con forza i piedi all’unisono sulla lunga scala in legno che collegava la radio alla stanza delle riunioni, non sono state un problema.

Da lì in poi il diluvio. Ogni venerdì sera, alla fine delle due-tre ore di discussione accesa, il dottor Jeckyll in noi si trasformava nel più docile ma iconoclasta Hyde, traducendo forse nel suo più perfetto ed originario significato il famoso motto del maggio francese “je suis marxiste de tendence Groucho”.

Gli spot e il conseguente “gruppo spottivo” (praticamente tutta la line-up della Radio con pochissime eccezioni) erano diventati una cosa tremendamente seria; da lì a breve, peculiare caratteristica di una Radio che attorno al collettivo era divenuta un punto di aggregazione importante per molte menti della città.

Un calembour di razze, colori, umori e tematiche decisamente psichedelico dove, alla stregua del futuro Blob televisivo, si riusciva ad inserire un mondo in uno stacchetto di parole e musica di pochi secondi.

Molto pop. Ai Beatles sarebbe piaciuto.

Vittorio Albani

Angelo Monne di Dorgali espone ad Ora

Scoprii casualmente i lavori di Angelo Monne, seguendo un commento al blog 10/01 dell’amico Marco Ambrosi. Fu così che ho conosciuto molti lavori  degli ex studenti dell’ISIA, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, di Urbino (Marco e Angelo sono stati la mia chiave di accesso). Si tratta sostanzialmente di compagni di corsi che si tengono in contatto e che, grazie ad internet, condividono parte dei loro lavori.

La tecnica di Angelo – i disegni sembrano scavati – i colori utilizzati e le atmosfere evocate mi hanno subito colpito, toccando corde molto profonde. Quest’estate ho avuto modo di incontrarlo a Dorgali (NU), il suo paese. Nelle poche ore passate insieme penso di aver compreso il suo profondo amore per la Sardegna, per la sua natura, per le montagne e per il mare.
Con i suoi disegni scritti, quasi delle strisce a fumetto, racconta storie ambientate nella sua terra, di cui è profondo conoscitore, compresa la storia ed i miti. Da esse traspare anche il suo animo ecologista ed il suo j’accuse nei confronti di chi questa sua terra la sta trasformando in nome del turismo. Sono storie di vita di paese. A guardarle e leggerle si respira aria di provincia italiana e i personaggi fanno pensare immediatamente alle maschere tradizionali sarde, metà uomini metà animali. Un mondo fantastico che si mescola col mondo reale e con i problemi reali (preso da qui).
Angelo è un personaggio, come dire, duro e puro. E modesto. Uno che va dritto per la sua strada. E che comunque con il suo lavoro di illustratore riesce a campare, quindi onore al merito.
Ora, Marco Ambrosi è riuscito ad organizzargli la mostra all’interno del bar dell’attivissimo ritrovo Arci Aur-Ora (di fronte alla stazione di Ora) – dall’8 al 21 ottobre (apertura dalle 7 alle 24).
L’inaugurazione è il venerdì 7 ottobre alle ore 19.30, e sarà presente anche Angelo. In questa occasione si potrà acquistare, per 10 euro, anche il libretto “E’ successa una cosa” che, come sottolinea lo stesso Angelo, “è un affare: formato A4, stampato su carta betulla lussuosa, che contiene un’invettiva molto scurrile e c’è pure la mia bella faccia.”
Il libretto in caso è disponibile in forma elettronica qui.

P.S. dimenticavo: Angelo Monne ha un fantastico blog

P.P.S. (13 ottobre 2011)- Qui l’intervista rilasciata da Angelo Monne alla Rai di Bolzano – inserita in una trasmissione del mio podcast

I Sense of Akasha tornano finalmente con un nuovo album

Dopo il successo di Make me Real, avevo indirettamente apprezzato i Sense of Akasha in occasione della mostra interregionale Labirinto::Libertà al forte di Fortezza nel 2009, quando prestarono la loro musica all’installazione Ariadne’s asteroid centrifuge di Julia Bornefeld (questo il video).

Ora i Sense of Akasha tornano a far parlare di sè con Splendid Isolation, il nuovo album che verrà presentato al forte di Fortezza il 10 settembre prossimo, durante lo svolgimento della mostra Figur/a, in cui sono esposte anche opere della Bornefeld (coincidenza?). Il lavoro si ispira da un lato a Gustav Mahler che con l’espressione “Splendid Isolation”era solito descrivere il suo modo di vivere in perfetta solitudine, dall’altro ha un legame forte con il forte abbandonato di Fortezza, un luogo costruito per una guerra che non è mai arrivata – un tema scelto per il forte già in occasione della biennale di arte contemporanea Manifesta7 (2008).
Ecco, il concerto del 10 settembre sarà in realtà una performance multimediale in quanto la band di Brunico ha coinvolto gli artisti Giancarlo Lamonaca (visual), Gustav Willeit (video, fotografia) e Marco Masante (fotografia) per aiutarli ad elaborare in audio e video i processi mentali che occorrono in solitudine.
Io sono molto curioso di vederli all’opera. Per maggiori info www.senseofakasha.com .

La scena BMX promuove l’Alto Adige


Dopo il ko rimediato in motocross, Stefan Lantschner, il bmx rider “pro” di Collepietra si è ripreso e rincorre la sua forma migliore. Stefan ha recentemente attirato su di sè le attenzioni di Believers, la trasmissione di DeejayTv dedicata alla scena degli action sport in Italia. In primo piano non tanto le acrobazie sue, ma tutta la scena locale. Bel lavoro! anche di promozione!

Nuovo video su Stefan Lantschner


Stefan Lantschner, talentuoso bmx biker di Collepietra, è in rete con un nuovo video. Come già avvenuto in precedenza, un video molto smooth (morbido), come smooth è lo stile di Stefan, che ha il talento di far sembrare semplici le cose difficili. Gran bel lavoro il video, in linea con quelli precedenti a firma di Alberto Accettulli soprattutto per l’anima del video (ma potrei sbagliare). Ritengo che questo sia uno dei video ideali per questa Home di Edward Sharpeand the Magnetic Zeros (poi non stiamo ad analizzare se il testo c’entra con il nuovo video – dettagli 😉 )

P.S. (19 aprile) Il video è tratto da un video di quasi 30 minuti della Flybikes, di cui Stefan è testimonial. Il regista e cameraman è Lee Turner.

Conferenza sui rischi di internet

4feb
Nel 2005 ebbi la fortuna di assistere ad un dibattito sul tema del diritto d’autore e la proprietà intellettuale in internet. Tra i relatori: Sergio Messina, musicista ed opinionista, e Marco Marandola, esperto di diritto d’autore e di licenze elettroniche, venuto a mancare giovanissimo (40) appena tre mesi più tardi . Doveva partecipare anche un rappresentante della SIAE, che però non si è fatto vedere.
Il dibattito mi piacque molto… dirò di più: fu quell’incontro ad indurmi a realizzare un blog ed un podcast tematici su kiasma.it, contribuendo a farmi approfondire la materia del diritto d’autore in internet – soprattutto con il ciclo di trasmissioni Fattore K(iasma), oltre a proporre (e propormi per) la realizzazione del podcast Alto Adige Cultura.
Non di diritto d’autore, ma di rischi in internet si parlerà venerdì prossimo al Centro Culturale Don Bosco di Bolzano. Il pretesto è la presentazione del libro Le reti nella Rete e vede presenti l’autore Michele Facci del volume, il sovrintendente regionale della Polizia di Stato Mauro Berti, responsabile tra le altre cose dell’ufficio indagini pedofilia e Aldo Gabbi, apprezzato dirigente scolastico trentino, componente del Comitato di valutazione per la qualità del sistema scolastico della scuola in lingua italiana dell’Alto Adige. Destinatari: soprattutto genitori, educatori, ma anche i ragazzi

Siae (sempre lei)

Benché io conosca molte persone che percepiscono regolarmente diritti d’autore, sono sempre stato diffidente nei confronti della Siae. La diffidenza si è acuita da quando ho scoperto altre forme di licenze che consentono l’utilizzo gratuito di opere in determinati contesti (penso p.es. alle licenze creative commons: alcuni diritti riservati contrapposti a tutti i diritti riservati del ©).

Ciò premesso, ci sono ambiti della produzione culturale – penso al fare radio, all’organizzazione di spettacoli dal vivo, ecc. – in cui non si può prescindere dal trovare un accordo con la SIAE, accordo che molto spesso viene visto come un male necessario per poter svolgere il proprio lavoro. Il fatto che la percezione sia questa è aumentato dalla poca trasparenza dei meccanismi di distribuzione del denaro raccolto, gran parte del quale viene assorbito da costi strutturali e amministrativi della stessa SIAE (ne parlavo qui in occasione del decreto Bondi sull’equo compenso: tassazione dei supporti cd-r, dvd-r, masterizzatori, memorie, telefonini ecc…).
Poi ci si è pure messa la SCF, il consorzio dei fonografici, che ha cominciato a fare cassa tramite lettere/fatture a diversi commercianti (ne parlavo qui), rei di avere ascoltato la radio all’interno del loro negozio – pur avendo da sempre pagato i diritti SIAE.
Il 28 luglio Repubblica.it riferisce del raggiungimentro dell’accordo tra Youtube e la Siae che consente di mantenere online i brani musicali tutelati se usati come colonna sonora di un video.  Non sono noti i dettagli dell’accordo, salvo la dichiarazione da parte della Siae che i costi non saranno a carico dell’utente finale di Youtube. Stupisce invece l’affermazione attribuita a Christophe Muller, responsabile delle partnership di YouTube per l’Europa: “l’accordo con la Siae aiuta gli artisti rappresentati a guadagnare e ai nuovi talenti musicali di emergere”. Non mi risulta che la Siae abbia mai avuto un ruolo nella divulgazione della musica. A me pare che Youtube abbia fatto come molti commercianti e operatori per gli esempi sopracitati: pago e mi tolgo il pensiero. La frase di Muller intanto è stata ripresa e commentata da diversi blogger: “un po’ come la mafia e il pizzo aiutano le attività commerciali emergenti in Sicilia… Mi sembra lo stesso ragionamento.”

33 1/3 SPOT – online il cd antologico per i 33 anni di Radio Tandem

33 1/3 SPOT   -   Radio Tandem 1977 - 2010
33 1/3 SPOT - Radio Tandem 1977 - 2010

Estate 2007. Erano finiti i grandi festeggiamenti per i 30 anni della Radio ed io avevo la sensazione che mancasse un qualcosa. qualcosa di tangibile che ricordasse l’attività di Radio Tandem: una grande famiglia, capace di mobilitare forze per mettere in piedi una struttura, per organizzare feste ed eventi.
Ne parlavo con mio cugino, un mio quasi omonimo (Antonio Mola), un creativo di professione, che mi disse: che problema c’è? aspettate il 2010 e fate un vinile che chiamate “33 giri in Tandem”!
Geniale!!!
Beh, ora siamo nel 2010 ed il prodotto è tangibile. Liquido, nel senso che è scaricabile nei formati mp3, AAC, ed immagine disco pronta per la masterizzazione e fisico, considerato che potete scaricare anche la copertina e ritagliarla e poi incollarla, stampare l’immagine sul cd (printable) e possedere, con un po’ di pazienza, un prodotto unico.
Il progetto è stato realizzato insieme a Marco Ambrosi, amico con cui negli anni ho condiviso diverse esperienze musicali, coinvolgendo, specie nella fase finale, molti altri amici della radio. Un grazie particolare va a Vittorio Albani, membro fondatore della radio nonché anima del gruppo spottivo, che è stato il direttore artistico del progetto. Senza di lui il progetto non avrebbe avuto senso.
Che dire? siamo nella fase del sollievo dopo tanto lavoro! è tutto online. I download (gratuiti) sono avviati. Domenica, giornata di elezioni qui a Bolzano e provincia, presentiamo il lavoro, in occasione della prima colazione jazz dell’anno. I primi 50 che si presentano con la tessera elettorale timbrata, dimostrando di essere già stati a votare, riceveranno una copia del cd preassemblata.

Radio Tandem continua la propria strada con il sostegno dei suoi ascoltatori e amici. Se il cd vi piace, aiutate la Radio con un piccolo contributo, preferibilmente un ordine permanente (chessò 15 euro ogni tre mesi) o anche solo un piccolo contributo tramite Paypal)

A pi greco mezzi (reprise)

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Guido Scorza, è docente di diritto delle nuove tecnologie presso diverse Università, dal suo blog (GBLOG) porta avanti da anni una campagna di informazione sulle furbate legate alla fantomatica tutela del diritto d’autore. L’ultima in ordine di tempo è una sua analisi – pubblicata sul portale di informazione Punto Informatico – di come SCF, il consorzio dei fonografici, stia tentando di fare cassa tramite lettere/fatture ai commercianti, colpevoli di avere ascoltato la radio all’interno del loro negozio – pur avendo da sempre pagato i diritti SIAE. Scorza nella sua analisi mette in evidenza la scarsa trasparenza di tutta l’operazione e mette in guardia dal facile ragionamento del pago e mi tolgo il pensiero.

Clicca qui per leggere l’articolo di Scorza su Punto Informatico.

Rinascimento in podcast

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All’inizio della mi avventura di podcaster avevo sentito della possibilità di abbonarsi a servizi simil-podcast per scopi turistici. File audio in grado di sostituirsi alle visite guidate, penso all’audioguida di alcuni grandi monumenti nelle metropoli. Una volta appurato che il servizio era a pagamento, non avevo più approfondito.

Ritengo che lo strumento del podcast non si adatti alla perfezione allo scopo, specie se la visita è suddivisa su più files: o meglio, possono funzionare i files, ma non necessariamente il servizio podcast ad abbonamento, impostato  in ordine cronologico. Ma l’idea in sè merita un approfondimento, specie per un ente pubblico, il cui scopo è quello di fornire delle chiavi di lettura per comprendere i prodotti culturali.

Spesso per vedere se le cose funzionano, bisogna provarle. E quindi eccomi qui ad annunciare che, in occasione di una delle prossime due mostre dedicate al Rinascimento (una a Bolzano ed una a Merano), è stato realizzato qualcosa di simile, sfruttando il formato del podcast. Ho recentemente caricato su Alto Adige Cultura, il servizio podcast della ripartizione cultura italiana della Provincia di Bolzano, per la quale lavoro, una sorta di audioguida alla mostra di Merano (ed io non sono che uno degli ingranaggi del progetto). Più che un servizio professionale, si tratta di un supporto essenziale alla visita, per chi è abituato a vivere con la tecnologia…

Clicca qui per accedere alla pagina del podcast approntata per l’iniziativa

A pi greco mezzi

In materia di tutela del diritto d’autore in questi primi giorni del 2010 assistiamo ad alcuni segnali a dir poco preoccupanti. Purtroppo gli italiani sono abituati alle brutte notizie. Si impreca e le si registra in un qualche anfratto della mente sperando che qualcuno abbia la forza di combattere l’ennesima battaglia.
Il nuovo decreto firmato dal ministro per il beni culturali (Decreto Bondi) inasprisce il prelievo per compensare i mancati guadagni causati dalla pirateria, estendendo a tutte le unità di memorizzazione la tassa.
In soldoni significa che l’equo compenso per una confezione di 20 cdr ammonta a 5,87 €, per una chiavetta usb da 4 GB a 0,36, per un hard disk da 1 TB a 10 Euro, per un iPod da 160 GB a 16,10 Euro, per un telefonino multimediale 0,90 Euro, ecc. (notizia presa da qui, troverete una tabella con diversi equi compensi).

A metà gennaio la SIAE in un comunicato prende posizione sul decreto giustificando i balzelli. Una frase su tutte: “il compenso per copia privata non è una tassa. E’ invece, un compenso che va a soggetti privati, destinato a risarcire, sia pure in maniera parziale, i creatori delle opere dell’ingegno e gli altri aventi diritto dal danno provocato loro dal mancato acquisto dei supporti originali contenenti brani musicali, film, opere delle arti visive, ecc.”
Pressoché immediata la replica dell’associazione dei consumatori Altroconsumo,che rileva che l’estensione dell’equo comenso “a tutti i dispositivi elettronici dotati di memoria lo ha reso ancora più iniquo (specie dove il diritto alla copia sia già previsto e remunerato da licenze) e poco trasparente: la stessa redistribuzione delle somme provenienti dall’equo compenso, infatti, avviene sulla base di meccanismi poco accessibili e buona parte del denaro viene assorbito dai costi strutturali e amministrativi della stessa Siae.”

Il 9 febbraio Altroconsumo pubblica sul proprio sito un comunicato stampa in cui – tra le altre cose denuncia: “Con il decreto Bondi sull’equo compenso è stato esteso il prelievo da parte della SIAE di una quota di prezzo destinato a remunerare gli autori per la copia privata (prima previsto solo su CD, DVD vergini e masterizzatori) a tutti i dispositivi dotati di memoria, come telefoni cellulari, decoder, console di videogiochi. Secondo Altroconsumo si tratta di una tassa iniqua, in concreto aiuti di Stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo, con abuso di posizione dominante. E un’interferenza illegittima con il funzionamento del mercato interno UE.” Si tratta di un estratto di un ricorso all’Unione Europea per il decreto sopra citato.

Che la situazione stia precipitando, lo si apprende dal blog dell’avvocato Guido Scorza, GBLOG (lo definirei un osservatorio delle furbate pubbliche in materia di diritto d’autore) che in un post al fulmicotone si scaglia contro otto sigle di enti beneficiari del decreto Bondi (AIDAC, ANEM, FEM, GCI , L’ASSOCIAZIONE, MAP, SNAC, UNEMIA), autrici di un comunicato stampa – a detta di Scorza – pubblicate sul sito della SIAE (non ne ho trovato traccia) che si scagliano – pur senza citarla – contro Altroconsumo. Ebbene Scorza risponde punto su punto al tentativo di legittimazione di una tassa iniqua, l’ammontare delle cui entrate non andrà agli autori, quanto ai beneficiari di uno degli ultimi monopoli rimasti in Italia. Scorza riprende grossomodo le posizioni di altroconsumo, cambia il tono.

Il decreto ed il dibattito che ne consegue ruota tutto intorno alla definizione di copia privata. Qualche anno fa intervistai a riguardo Sergio Messina, musicista ed opinionista, considerato uno dei padri del movimento no-copyright in Italia, con cui ho chiacchierato di copia personale privata, di reti P2P e di SIAE. Insomma, vi consiglio un po’ di fondamentali. Questa la mia intervista telefonica (realizzata in diretta telefonica per Radio Tandem) a Messina.

Da non dimenticare in questo contesto il convegno su copyright e copyleft organizzato dalla Ripartizione Cultura italiana (per cui lavoro) nel 2005, con interventi di Sergio Messina e Marco Marandola, allora considerato uno dei massimi esperti in materia di diritto d’autore in Italia, prematuramente scomparso pochi mesi dopo, da ascoltare assolutamente (clicca qui)!