PEC – un primo bilancio

A fine aprile avevo pubblicato (qui) le mie prime impressioni sulla PEC (Posta Elettronica Certificata) gratuita, un servizio fortemente voluto dal ministro Brunetta per facilitare il rapporto dei cittadini con la pubblica amministrazione. Quasi contemporaneamente ho avuto modo di monitorare l’utilizzo di questo strumento – la corrispondenza tra caselle PEC viene considerata al pari di una raccomandata – presso la Pubblica Amministrazione presso cui lavoro. L’indirizzo di PEC si sta rivelando nella stragrande maggiornaza dei casi come un nuovo contenitore per le mail di spam. Poche le mail certificate, moltissime le “anomalie messaggio” riconducibili al mittente “non PEC”.

Ma torniamo alla casella personale prenotata al PEC Day. Proprio ieri mattina mi chiedevo se valesse la pena recarmi in posta per attivarla; poi, tenuto conto che si tratta di una invenzione tutta italiana, ho lasciato perdere. Neanche a farlo apposta, Guido Scorza, avvocato e blogger attivissimo sul fronte della tutela del diritto d’autore, ieri ha pubblicato un post dal titolo “Il flop della PEC”, riproponendo un suo articolo per “Il Fatto quotidiano”. Contiene tutti i numeri del flop. Vi invito a leggerlo!

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